Visualizzazione post con etichetta pagine di storia amaranto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pagine di storia amaranto. Mostra tutti i post

lunedì 8 novembre 2021

1985: il primo gol di Igor Protti

Nella vita ci sono giorni nei quali accadono eventi che per diventare "storici", devono contenere qualcosa di straordinario, ma non leggibile in presa diretta. Necessitano di altri tanti giorni utili a sottolinearne e consolidarne l’unicità.

E’ il destino di domenica 3 novembre 1985. Allo stadio di Ardenza c’è Livorno-Sorrento, settima giornata del campionato di C1 girone B. Tutto sembra fatto apposta per condannare quella domenica all’oblio. Il sole pallido è totalmente incapace di scaldare le anime amaranto. D’altronde la squadra di Armando Onesti sta disputando una stagione insipida, come tante altre: sei partite, sei pareggi. Noia mortale. Eppure nel grigiore generale nasce una stella destinata ad illuminare il firmamento amaranto a tempo indeterminato. Succede Tutto al 44’ del primo tempo. I campani hanno appena pareggiato. Palla al centro.

E proprio di centro si tratta, perché attorno a quel ragazzo con la testa bendata per un colpo ricevuto qualche minuto prima, il Livorno costruirà la propria rinascita, poggerà le fondamenta su cui, nei decenni successivi, edificherà i migliori anni della storia del club. Quel centro di tutto si chiama Igor Protti. Ha compiuto 18 anni da 41 giorni. Prende il pallone e sul campo spelacchiato, inscena uno slalom gigante. Salta il Sorrento e il suo golfo. Arriva al limite dell’area e spara un destro sporco a incrociare. Il pallone bacia il palo alla destra del portiere Porrino e si insacca nella porta sotto la curva sud.  










Nessuno può saperlo, ma in quel gol segnato da solo contro tutti, in quel modo rabbioso di togliersi la benda c’è la summa della tempra di Igor Protti. C’è il suo sconfinato talento, c’è la sua garra, l’incapacità cronica di arrendersi, c’è tutta la sostanza amaranto che scorre nelle sue vene.

Nella storia del Livorno calcio c’è un prima e un dopo Igor Protti. C’è una vita priva di speranze e di sogni frustrati. E una nella quale, grazie all’esempio di Protti, l’uomo della promessa mantenuta (‘tornerò per portare Livorno in serie B’), quei sogni mostruosamente proibiti a generazioni di tifosi, sono diventati realtà. A ripensarci oggi, ci sentiamo ancora tutti bambini, incantati. 

La rete con il Sorrento però è il primo bacio. Il primo di 124 (in campionato) «gioie che ho dato alla mia gente» come ama ripetere Protti. 124 momenti da dimenticare per i nostri avversari. A quel 3 novembre sono bastati pochi mesi per diventare storico. 20 anni per diventare leggendario. E’ successo 7140 giorni dopo quando Igor, a 37 anni e mezzo, ha segnato l’ultimo dei 124 gol amaranto. In serie A contro la Juventus, nella stessa porta sotto la sud. 

E la storia continua, perché Protti è per sempre. Giacca, pantalone stretto, sciarpa amaranto al collo. Da dirigente, da tifoso, da livornese. A dare l’esempio. A insegnare che cosa significa indossare questa maglia che non ha eguali. A illuminare la strada della rinascita.


Fabrizio Pucci da IL TIRRENO del 3/11/2021

giovedì 12 marzo 2015

LIVORNOCENTO: libro imprescindibile per chi ama l'amaranto

di Igor dalFiume (e tutta la redazione)

Sfoglia la copia omaggio del libro 'LIVORNOCENTO - Un secolo di passione amaranto' che la società gli ha inviato per ringraziarlo e si apre: "Quando è cominciata l'avventura, obiettivo del Museo Amaranto era proprio questo. Raccontare gratis al mondo, la storia della nostra squadra. Scoprire di essere stati anche una fonte così importante per l'impostazione del libro che ne celebra il centenario mi commuove".
Daniele Torri da un po' di tempo ci ha lasciato l'onere e soprattutto l'onore, di portare avanti questo blog, ma riesce ancora ad emozionarsi davanti ai consensi che il suo gioiello raccoglie giorno per giorno: "Abbiamo ispirato gente che per fare questo mestiere viene pagata, figure importantissime per la nostra storia centenaria; è proprio vero, come scritto alla pagina del Presidente, che egli ha sempre saputo circondarsi di collaboratori fidati. Di loro, personalmente, conosco solo Nacarlo con cui ho portato avanti per un po' rapporti telefonici basati sulla reciproca stima e la totale collaborazione. Lo ringrazio ancora oggi di non aver mai provato a metterci i bastoni tra le ruote quando ad altri, magari per invidia, davamo un po' fastidio".
A questo punto Daniele comincia a girare le pagine e attraverso gli occhi lucidi, per lui come per noi, scorre quelle pagine raccontate prima dal nostro blog e adesso anche dal libro 'LIVORNOCENTO - Un secolo di passione amaranto', la parola di nuovo a lui: "Guardate! Le foto del 1927 che ci mandò quel blogger di Bologna; anche le frasi somigliano le nostre. Romanini espulso contro l'Empoli nel 1980, la punizione di Lucarelli a Firenze la scansionammo dal Guerin Sportivo, Tavano e Tristan dal Corriere. La foto dell'anno in Eccellenza che ci mandò Francesconi, il gol di Tormen con il Latina viene dalla pagina Facebook di Antonio, Tomas di tacco a Empoli è proprio la foto che fece dalla tribuna il fotografo di aléLivorno.it, c'è anche un fermo-immagine del nostro filmato di Livorno - Viareggio su youtube. Sono contento che hanno fatto giustizia a Graziano Piccinno: pensate che sul libro dei 90 anni, mancava la sua foto e lo chiamavano Mario... Chissà perché con tanti archivi a disposizione hanno scelto di usarci tanto... "
Be' caro Daniele, una risposta potremo averla noi che da te il blog lo abbiamo ereditato: il Museo Amaranto è un vulcano di passione e gli autori del libro hanno fatto benissimo a citarlo tra le fonti. In realtà non abbiamo controllato, ma sicuramente un ringraziamento al Museo ci sarà... E noi, modesti curatori, ladri di immagini che raccontano storie, ringraziamo a nostra volta Nacarlo, Discalzi e Fontanelli per aver reso immortale la nostra passione e per la loro correttezza.

giovedì 4 settembre 2014

Livorno Amarcord 2005: Danilevicius decisivo a Brescia

Cristiano Lucarelli in quel campionato sarebbe diventato capo-cannoniere, ma in quella domenica affacciata sulla primavera, mister Donadoni lo mandò per un turno in panchina. Nell'attacco amaranto, con Igor Protti alle spalle, fu schierato Tomas Danilevičius e il lituano a sorpresa fu decisivo. Un primo tempo brutto si chiuse con le rondinelle in vantaggio per un rigore di Caracciolo che Amelia rischiò di parare e altre due occasioni mancate da Sculli e dallo stesso Caracciolo.
All'intervallo Donadoni non cambiò una virgola e alla distanza la squadra, grazie anche a un Brescia poco concreto, gli dette ragione. Dopo 5' da un lancio di Balleri, Danilevičius fece sponda per l'inserimento di Doga che indovinò il tunnel tra le gambe di Castellazzi. Poi una punizione di Ruotolo ben neutralizzata dal portiere e ancora un'incornata del lituano fuori di poco. Intorno al 25' Ayroldi, arbitro di Molfetta decise la partita accordando un rigore agli amaranto; in realtà il tiro di Danilevičius a porta sguarnita era stato respinto da DiBiagio col petto, ma il gesto fu talmente concitato che nessuno (tranne la moviola) se ne accorse. Di Biagio, per proteste venne anche espulso e Protti con un destro teso e potente trasformò il penalty. Quando a un quarto d'ora dalla fine Corrado Colombo smise la tuta, Danilevičius si diresse automaticamente verso la panca, ma Donadoni lo fermò. In sua vece sostituì Protti e quando Tomas, presentatosi davanti a Castellazzi firmò il gol del 1-3 il mister si voltò sorridendo sornione a chi ancora era seduto. Partita finita? Neanche per sogno. All'89' un nuovo rigore permise a Caracciolo di ridurre le distanze in tap in, nonostante Amelia avesse respinto il primo tiro, così al 90', per perdere tempo, esordì in serie A di Mario Lička subentrando a Vigiani.

di Beppe Jani, per Amaranto SFL agosto 2014

venerdì 22 agosto 2014

Fulvio Varljen: cinque anni in amaranto

Varljen col figlio nel giorno della promozione
Quattro campionati di C culminati con la promozione del 1963-64 e l'anno successivo in B quasi sempre da protagonista. Intorno alle 150 partite in amaranto e quattro gol sono i numeri di Fulvio Varljen che del Livorno fu difensore e capitano.
"Chiesi di essere ceduto al Livorno, tra le richieste che avevo, perché a Torino con i granata avevo giocato con Romano Taccola che me ne parlava benissimo. L'amaranto e il Livorno fanno parte di me. Oltre alle soddisfazioni sportive, in quel periodo, in quella città nacque il mio primogenito Gianfranco. Arrivai nel 1960-61 con Pellis ed eravamo un bel complesso, ma i dirigenti non dettero troppa fiducia a Silvestri che venne cacciato all'ottava giornata. Al suo posto, traghettati da Ugo Conti per una settimana, ci ritrovammo Campatelli che era stato un buon giocatore nell'Inter e ci faceva pesare il fatto di essere in C con noi. In quella squadra giocai con Pisetta con cui spesso ci siamo rivisti sulle tribune del nord a veder giocare il Livorno. Con Gimelli e Mazzucchi invece eravamo vicini di casa davanti ai Bagni Pancaldi. Andavamo insieme agli allenamenti.
Nel 1962-63 arrivò Mazzetti e sfiorammo la promozione che raggiungemmo la stagione successiva. Pian piano vidi arrivare Caleffi, Balestri, Azzali, Virgili e altri. Vincemmo il campionato davanti a un ottimo Forlì e in difesa subimmo soltanto 18 gol. Il tifo dell'Ardenza inarrivabile. Non avrei certo pensato che dopo quattro anni a quel livello, in serie B avrei trovato le difficoltà che mi portarono a lasciare Livorno.
Varljen capitano accanto a Pecos Bill Virgili
Purtroppo ebbi uno scontro con la dirigenza per dei soldi pattuiti fuori-contratto che non mi arrivarono mai. Nel girone di andata ero fuori rosa e mi allenavo a Montenero con i tifosi che venivano a rincuorarmi. Anche Mazzetti mi voltò le spalle contando di rimpiazzarmi con Cairoli. Io mi impuntai al punto che, quando Ivo Andrei si offrì di darmeli di tasca sua, io rifiutai perché l'accordo era con la società e non con lui. A gennaio mi arresi e Bonsanti (traghettatore tra Mazzetti cacciato e Parola neo-assunto ndr) mi riportò in squadra. Ci salvammo all'ultima giornata. Parola però non mi piaceva; dopo un'amichevole contro la Russia di Yaschin e Cyslenko mi disse cadendo dalle nuvole che non sapeva giocassi così bene. Mi allenava e non sapeva... Comunque glielo feci ripetere l'anno dopo quando passai al Trani e sul tabellino dei gol di Trani - Livorno, accanto alla scritta 1-0 c'era il mio nome."

Vinicio Saltini da IL TIRRENO del 3 Novembre 2007

Paolo Franzoni: quattro partite e un derby disastroso

Franzoni ultimo accosciato a destra in una delle apparizioni amaranto

Solo quattro presenze in amaranto, colpa di un derby infausto che ne pregiudicò la stagione.
"Per ogni calciatore livornese della mia epoca - racconta Paolo Franzoni che avrebbe vinto uno storico scudetto con la Lazio nel 1974 - la cosa più importante sarebbe stato indossare la maglia amaranto; per me non andò benissimo... Arrivavo in prestito da Torino, allenatore Remondini, ed ero già carico a Valdagno in ritiro pre-campionato. Avevo esordito a Modena alla settima giornata ed ero tornato in campo col Catanzaro in casa la settimana dopo; due pareggi. Potete immaginare come mi sentìi quando alla vigilia della tredicesima all'Arena Garibaldi il "Remo" mi disse che toccava a me; dovevo essere pronto a spaccare tutto (ah... se avrei voluto!), invece dopo il vantaggio pisano segnato da Joan, con ancora il rospo dell'emozione in gola, mi capitò una palla facile da buttar dentro. E la sbagliai... Si perse 3-0, mi crollò il mondo addosso e alla fine, nonostante i compagni mi abbiano rincuorato, subìi il contraccolpo. Remondini mi spedì dall'altra parte (squadra riserve deMartino ndr) con Bonsanti e la formazione titolare la rividi solo all'ultima giornata col 3-0 sul Catania che rimane la mia unica vittoria in amaranto."

Vinicio Saltini da IL TIRRENO del 15 Marzo 2008

martedì 5 agosto 2014

Bruno Ciardelli: il bimbo di Ardenza Terra

Ciardelli riceve una targa da Gino Merlo

Meazza giocò sia nell'Inter, che nella Juve, che nel Milan. Ma c'è anche un livornese a non aver scherzato: Bruno Ciardelli, per lui dopo le stagioni in amaranto, la Lucchese e il Pisa!
Il "bimbo" di Ardenza Terra che si era messo in moto nel calcio dei semiprof, con due stagioni (1975/76 e 1976/77) in amaranto, sarebbe subito dopo approdato per quattro anni nella Lucchese di Anconetani e quindi per altre due nel Pisa, sempre di Romeo.
Ciardelli in maglia rossonera all'Ardenza con Mucci
"Al Livorno ci arrivai - racconta Ciardelli - forte della sola esperienza maturata agli ordini di Cimini nell'Amps, squadra dell'azienda in cui lavorava mio padre, per la quale firmai il cartellino quando avevo 14 anni. Prima la Berretti con Succi e poi la Primavera con Puccinelli e Lessi, finché ebbi la fortuna di imbattermi in Bassi, che allenava la prima squadra. Uno che si intendeva di giovani e soprattutto che dava loro spazio. A poco più di diciotto anni debuttai in prima squadra, numero 9 contro la Massese. Fu una stagione eccezionale per noi giovani. Arrivammo sesti e io giocai 26 partite. Un giorno Bassi, incontrando mio padre gli disse che se avevasse avuto un figlio maschio lo avrebbe voluto come me.
Fra i compagni non posso dimenticare Mazzanti, che ci insegnava tantissimo; in allenamento non finivo mai di osservarlo. Poi Romoletto Graziani, Lenzi e Tancredi portiere che me lo sarei ritrovato ds alla Cuoiopelli. Persone uniche, sempre prodighe di consigli.
Poi l'anno dopo cambiò tutto; Mazzetti era bravo, ma i giovani li vedeva poco, il presidente non poteva seguirci, ci salvammo a malapena e io venni ceduto alla Lucchese, anche per fare cassa.
A Lucca il primo anno feci 38 partite e 6 gol; arrivammo secondi (all'epoca della Serie C a 3 gironi veniva promossa solo la prima NdR) anche per colpa di una sconfitta inaspettata a Livorno con un gran gol di Mondello"

Vinicio Saltini da IL TIRRENO del 19 Marzo 2008

venerdì 1 agosto 2014

Dionisi si accomiata da Livorno

da www.alelivorno.it


Grazie anche da parte di Amaranto SFL

Per l'impegno, per la grinta, per la simpatia, per i gol, per essere entrato in questa Storia di pallone.


CIAO FEDE!

mercoledì 22 gennaio 2014

questi momenti e questi ricordi


di Gabriele Stoppino (collaboratore di Davide Nicola al Livorno dal luglio 2012 al gennaio 2014)

E' finita così, ma si va via con il ricordo di questo anno e mezzo che non scorderò mai, con il sorriso sulle labbra perché le cose belle che ti lasciano tanto dentro si ricordano con il sorriso, con la certezza di aver costruito dei rapporti umani che dureranno a lungo e che non hanno niente a che fare con questo mondo di falsi, con la sicurezza di aver dato tutto me stesso per questa maglia, con il boato del triplice fischio della finale play-off ancora nelle orecchie, con il ricordo di quel campo pieno di gente e il pullmann scortato da tutta la città, con l'orgoglio di aver regalato a mio padre l'ultima gioia della sua vita, e con il braccialetto amaranto con il numero 25 sempre al polso...
Dovunque andrò porterò questi momenti e questi ricordi sempre nel mio cuore.

mercoledì 12 giugno 2013

Claudio Grauso che diventò uomo in maglia amaranto

di Daniele Torri

C'è una foto che rappresenta in modo particolare la festa del Livorno per il ritorno in serie A. L'ha scattata dagli spalti il nostro Amex DVS. Davanti Protti e Balleri, il capitano di sempre e un nativo che spesso ci ha degnamente rappresentato in serie A; sullo sfondo, quasi in penombra, Acciuga Allegri presente per la prima volta ad una festa amaranto, presumibilmente soltanto perché allena una cosiddetta grande; in mezzo la nostra Storia con quattro di quei ragazzi che Osvaldo Jaconi definì "uomini disposti a sposare una causa".
Uno di loro, Claudio Grauso, ha attraversato la vicenda amaranto per cinque lunghissimi anni che, mentre per lui significavano l'inizio (e l'apice) della carriera, per gli sportivi amaranto hanno rappresentato l'uscita dal trentennale purgatorio della serie C e successivamente la conquista del paradiso chiamato Serie A sognata per 55 interminabili anni.
Claudìno approdò all'Ardenza dall'Alessandria dove aveva condiviso il campo con Luca Marcato, un altro che all'Armando Picchi per spirito di sacrificio aveva lasciato un buon ricordo. Dopo l'esordio, subentrando a Nofri, nella vittoriosa trasferta di Porto Torres in Coppa Italia, la partenza in campionato lo vide spesso titolare, cosicché all'Ardenza il pubblico fece presto ad affezionarsi a quel ragazzino tutto nervi tanto abile a recuperare palla quanto a porgerla al compagno più vicino, spesso Mimmo diCarlo. Ed all'ombra dell'esperienza del capitano Grauso collezionò le prime 36 presenze in una stagione entusiasmante che finì malissimo, ma divenne indispensabile trampolino di lancio per la successiva. Durante la finale dei playoff, in cui il Como pensò (e riuscì) solo a difendersi sia diCarlo che Grauso si abbandonarono alla frustrazione che significò cartellino rosso eppure senza quella finale persa, oggi non si racconterebbe quel meraviglioso 2001/02.
Già perché se nel primo anno Claudìno, studiando da Protti, diCarlo e Vanigli, aveva imparato l'appartenenza, il rispetto dei tifosi e l'importanza del derby (vincendolo sia a Livorno che a Pisa), nell'anno successivo si concretizzò la maestosa cavalcata che in 34 giornate sconfisse Mandorlini e il suo Spezia grazie a 20 vittorie e 13 pareggi. In 29 occasioni, fra campionato e Coppa Italia, Grauso indossò degnamente l'amaranto riuscendo anche a segnare i primi due gol da professionista: contro il Lecco a tempo scaduto sotto il diluvio e ad Alzano tra la neve dicembrina con un bellissimo destro da fuori area che tolse la ragnatela all'angolo alto.
Il 2002/03 fu l'esordio in serie B e mentre il Livorno si salvava tranquillamente già alla fine del girone di andata, Grauso mise in fila 34 presenze (campionato e Coppa Italia) sotto la guida di Donadoni e dopo aver fatto legna per diCarlo e Gelsi, venne il turno di Bortolazzi. Il piccolo mediano cresceva ed era già alle soglie della centesima in maglia amaranto; il meglio doveva ancora venire...
Stagione 2003/04: nel centrocampo di Mazzarri, tra Ruotolo e Passoni, c'è spazio anche per le 33 presenze che il PitBull impreziosisce con un gol che tra bellezza ed importanza sta tranquillamente tra i primi cinque di cento anni di storia. Succede al 65' di un Livorno - Como in cui i labronici stanno rivivendo incubi dei playoff già raccontati; lariani prima in vantaggio con Makinwa e poi raggiunti da un'incornata di Protti. Pochi minuti della ripresa e vengono espulsi Ciaramitaro e Cannarsa, ma lo stadio spinge la squadra e la squadra ha tante di quelle palle che nonostante i due uomini in meno su un cross di Biliotti si ritrova col mediano a centro area ed è lì che Claudio Grauso (nato a Torino il 18 marzo del 1979) stampa a fuoco il suo nome nella Storia con la rovesciata che sorprende i difensori e spiazza il portiere. Il Livorno resiste e porta via un 2-1 che lo stesso Grauso commenterà così: "Io penso che questa partita si ricorderà per tanto tempo. Secondo me i tifosi sono ancora lì che cantano". A fine stagione sarà Serie A e Grauso vestirà ancora l'amaranto.
Nel 2004/05 il Livorno si salva abbastanza agevolmente e Grauso dopo il poco spazio avuto da Colomba, nel girone di ritorno ritrova Donadoni ed il posto di titolare in pianta stabile così da portare a casa altre 23 maglie amaranto che alla fine saranno 154 con tre splendidi gol e miliardi di palle recuperate. Il giorno dell'addio di Protti al calcio è tra i primi a correre per tributare un abbraccio al capitano interrompendo la partita in corso; l'arbitro e la Juventus possono aspettare e anche questo la gente non lo dimentica.
Anche se è passato del tempo, ci si stupisce a leggere le parole di Claudìno che dopo l'accoglienza ricevuta a distanza di anni scrive su FaceBook: "Per me,che non sono stato un campione,è veramente emozionante tornare dopo tanti anni qui e trovare uno stadio intero che intona il mio nome".
Claudio lascialo decidere a noi se sei stato o no un campione. Almeno per cinque anni lo sei stato. Eccome se lo sei stato.

martedì 4 giugno 2013

80+6 volte GRAZIE RAGAZZI



1 grazie a Luca Mazzoni per la tua livornesità, il tuo attaccamento alla maglia, le tue parate decisive durante il campionato e nelle partite dei playoff, per il tuo spirito, per la tua voglia di raggiungere un sogno
2 grazie a Antonio Meola perché quando sei stato chiamato in causa ti sei sempre fatto trovare pronto
3 grazie a Giuseppe Gemiti per le tue scorribande su quella fascia sinistra, per i cross pennellati, per la diligenza tattica, per la tua tecnica sopraffina
4 grazie ad Alessandro Bernardini per aver issato una torre davanti gli attaccanti avversari, per aver giocato da leader, per averci messo l'anima
5 grazie a Lorenzo Remedi per aver dato il tuo contributo a tenere unito questo gruppo fantastico
6 grazie a Saulo De Carli per la freddezza in ogni situazione, per le entrate decise e pulite sugli attaccanti, per le esultanze dopo ogni gol da appena arrivato
7 grazie a Simone Salviato per l'impegno, la caparbietà, le mille corse su quella fascia e per quel gol sotto il diluvio contro il Sassuolo
8 grazie a Luca Belingheri per aver asfaltato a forza di doppiette tutti gli avversari che ti sono capitati a tiro, per aver giocato con tutto il cuore, per aver spaccato le squadre avversarie
9 grazie a Federico Dionisi per tutti i secondi che hai giocato con questa maglia, senza mai risparmiare una goccia di sudore, grazie per i gol, grazie per l'attaccamento a questi colori, grazie per aver dato ancora qualcosa di più dopo l'infortunio di Siligardi, grazie per quell'arrampicata sotto la Curva Nord dopo il gol contro il Brescia
10 grazie a Paulo Sergio Betanin (Paulinho) per le vagonate di gol, per il lavoro fatto durante ogni partita, per le tue giocate esaltanti, per averci voluto bene, per averci creduto sempre, per esserti preso la squadra sulle spalle nei momenti più difficili, per aver giocato con questa maglia come se fosse una seconda pelle
11 grazie al capitano Andrea Luci per quei milioni di palloni recuperati, per la tua la grinta, per la rabbia, l'amore messo in campo sempre, per la tenacia in ogni partita, per lo spirito da guerriero che non ti è mai mancato
12 grazie ad Alessandro Lambrughi per l'abnegazione, la serenità, la voglia di far bene con cui sei sempre sceso in campo, per non aver mai mollato, per aver creduto sempre in questo sogno
13 grazie a Vincenzo Fiorillo per aver difeso i nostri pali in maniera impeccabile, per esserti risollevato e non aver mai ceduto, per aver amato questa squadra e questa città fin da subito, per quella parata contro il Brescia
14 grazie a Andrea Molinelli per aver dato il tuo contributo a questa splendida stagione
15 grazie a Saavas Gentsoglou per la tua intelligenza tattica, per le tue piroette in mezzo al campo, per le tue verticalizzazioni a spaccare le difese avversarie e per quel tocco a beffare il portiere del Sassuolo
16 grazie a Federico Ceccherini per l'amore per questa maglia, per gli interventi decisi sugli avversari, per la cattiveria agonistica con cui sei sempre sceso in campo e per quel gol bellissimo, decisivo, commovente, storico ed emozionante sotto la Nord contro il Cesena
17 grazie a Gaston Cellerino per essere entrato in punta di piedi in uno spogliatoio eccezionale
18 grazie a Simone Dell'Agnello per essere stato parte di questo gruppo fantastico e per quel gol agli ascolani
19 grazie ad Antonio Vacca per esserti integrato in un gruppo granitico
20 grazie a Joseph Alfred Duncan per le tue giocate da guerriero, per la tua forza fisica e tattica, per aver sbarrato ermeticamente il centrocampo, per essere entrato subito in sintonia con la squadra, per quel siluro, bellissimo, decisivo, meraviglioso a Empoli
21 grazie ad Antonio Piccolo per aver giocato con impegno quando sei stato chiamato in causa
22 grazie a Mirko Bigazzi per la tua serietà e il tuo essere sempre pronto in ogni situazione per dare il tuo contributo, per essere stato sempre a disposizione
23 grazie a Luca Siligardi per le tue giocate, per i tuoi siluri, per essere rimasto vicino alla squadra, per averci regalato spettacolo
24 grazie a Ramos Borges Emerson per la tua esperienza, per le tue capacità, per le tue bombe dalla distanza, per le tue finte al limite dell'area, per la tua calma monumentale, per aver sempre dato serenità ai compagni, per i tuoi applausi ai tifosi alla fine di ogni partita
25 grazie a te Piermario Morosini perché ci hai aiutato da lassù, perché hai soffiato su qualche pallone dalla traiettoria incerta, perché hai aiutato i tuoi compagni nei momenti di difficoltà e li hai sostenuti nei momenti di gioia, grazie a te perché ci hai insegnato a vivere
26 grazie a Pasquale Schiattarella per i chilometri che anche quest'anno ti sei macinato, per averci sempre messo l'anima, per aver sempre caricato i compagni e i tifosi, per averci creduto sempre e per quel cross pennellato nella finale
27 grazie a Tommaso Biasci e Gabriele Aldegani per il vostro impegno e la vostra serietà
28 grazie a tutto lo staff e a Davide Nicola in particolare per aver dato vita ad una squadra fantastica, perché hai creduto in questi ragazzi da subito, perché hai creato un gruppo granitico, perché hai capito la piazza di Livorno, perchè hai amato la piazza di Livorno, perché hai sempre pesato le parole, perché non hai mai fatto polemica, perché hai sempre aiutato i tuoi ragazzi, perché hai lottato da guerriero da quella panchina, perché sei diventato tifoso del Livorno, perché ci hai fatto credere alle favole, perché ci hai dato prova che le favole e i sogni diventano realtà!
29 grazie alla Società e al presidente Aldo Spinelli perché ha reso possibile tutto questo facendo si che si creasse alchimia tra staff, giocatori e tifosi

30 grazie a voi tutti per aver sposato una causa
31 grazie per aver vinto quella causa
32 grazie per aver realizzato un sogno
33 grazie per essere rimasti sempre uniti
34 grazie per non esservi abbattuti dopo l'infortunio a Siligardi
35 grazie per essere stati prima di tutto grandi uomini
36 grazie per le vittorie nei derby
37 grazie per i sorrisi sinceri alla fine di ogni partita
38 grazie per aver giocato al massimo quella partita in 10 contro lo Spezia
39 grazie per aver vendicato quella sconfitta con lo Spezia
40 grazie per aver capito cosa voleva la piazza di Livorno
41 grazie per non averci deluso, nemmeno per un secondo in tutta questa stagione
42 grazie per averci reso partecipi delle vostre gioie
43 grazie per aver apprezzato il sostegno dei tifosi sempre
44 grazie per essere stati una cosa sola, squadra-tifosi
45 grazie per esservi riscattati sempre dopo i mezzi passi falsi
46 grazie per quella sfilza di 5 vittorie consecutive
47 grazie per quella vittoria nel finale a Novara
48 grazie per la splendida partita contro il Sassuolo all'andata
49 grazie per per non esservi risparmiati, per averci provato fino alla fine, per aver dato tutto e di più nella partita contro il Sassuolo, al ritorno
50 grazie per aver reagito da grandi uomini, tre giorni dopo, in semifinale col Brescia, per aver risposto sempre presente ad ogni gol subìto nei play off, per aver tirato fuori ogni volta di più il vostro orgoglio, la vostra forza, la vostra voglia in queste ultime quattro partite, fino all'ultimo secondo, per poi finalmente festeggiare
51 grazie per quegli ultimi minuti di pura battaglia contro il Bari in casa
52 grazie per quel bellissimo abbraccio Mazzoni-Fiorillo alla fine della partita con il Bari
53 grazie per quel gesto di altruismo di Belingheri per Siligardi per il 2-0 contro il Varese
54 grazie per il bel gesto di altruismo di Dionisi per Cellerino nella partita con l'Ascoli
55 grazie per l'altrettanto bel gesto di altruismo di Cellerino per Bigazzi sempre nella partita con l'Ascoli
56 grazie per quel cerchio alla fine di ogni partita che ci ha fatto sentire tutti lì insieme a voi
57 grazie per aver sfatato il tabù del Tombolato dove non avevamo mai vinto
58 grazie per aver sfatato anche il tabù della sfida in casa del Novara dove non avevamo mai vinto
59 grazie per aver conquistato i tre punti in casa contro il Vicenza che mancavano da 66 anni
60 grazie per aver espugnato il Picco dopo 29 anni
61 grazie per aver superato il record di punti fatti nel campionato cadetto nella storia amaranto
62 grazie per aver conquistato il primo obiettivo dei 50 punti dopo 24 giornate
63 grazie per aver conquistato matematicamente i playoff dopo 36 giornate
64 grazie per aver conquistato almeno il terzo posto matematicamente a 3 giornate dalla fine
65 grazie per aver conquistato la serie A due volte, sia in campionato che con i playoff
66 grazie per aver reso nuovamente l'Armando Picchi un fortino e non terra di conquista
67 grazie per aver onorato i nostri colori sempre
68 grazie per esservi impegnati nel sociale da veri uomini
69 grazie per aver messo sotto il Verona a casa loro anche con un uomo in meno
70 grazie per le parate strepitose e decisive di Luca nelle partita contro il Padova all'andata, contro il Cittadella sia in casa che in trasferta, a Varese al ritorno, nelle semifinali contro il Brescia nei playoff e in finale contro l'Empoli
71 grazie per le parate strepitose e decisive di Vincenzo nelle partite interne contro il Bari e contro il Varese, per le partite a Brescia, a Padova, a Grosseto
72 grazie perché non avete mai mollato
73 grazie perché avete sempre lottato per la maglia
74 grazie perché ci avete sempre risollevato quando noi tifosi eravamo abbattuti
75 grazie perché vi siete fatti aiutare da noi tifosi quando voi eravate abbattuti
76 grazie per averci reso nuovamente orgogliosi di chi scendeva in campo con la maglia amaranto, orgogliosi di voi
77 grazie per esservi conquistati ogni punto lealmente e meritatamente
78 grazie per aver sempre giocato per un interesse comune
79 grazie per tutti i sorrisi che ci avete regalato
80 grazie per averci fatto emozionare
81 grazie perché ci avete creduto sempre
82 grazie perché ci avete fatto sognare
83 grazie perché ci avete fatto stare bene
84 grazie per averci regalato speranza, perché avete dimostrato che se credi fermamente nei sogni che hai, alla loro forza, e non molli di un centimetro come avete fatto voi, i sogni si realizzano, le fiabe diventano realtà
85 grazie per averci regalato un anno indimenticabile concluso con una promozione meravigliosa, meritata, sofferta, sudata, sognata e storica
86 grazie per i vostri sorrisi, le vostre lacrime al termine della partita contro l'Empoli, grazie per la vostra felicità, perché quest'anno, più di ogni altra cosa, noi tifosi volevamo la vostra gioia, volevamo che ci riusciste prima di tutto per voi a realizzare questo sogno, perché lo avete costruito mattoncino dopo mattoncino, dovendo superare una serie infinita di ostacoli che uno dopo l'altro sembravano volervi mettere i bastoni fra le ruote, ma li avete superati tutti e vi siete costruiti questo splendido sogno che meritavate assolutamente di realizzare! E ce l'avete fatta, ce l'abbiamo fatta, ci siamo sostenuti a vicenda e abbiamo realizzato qualcosa di favoloso, di commovente, di bellissimo! E ve lo siete meritato tutto ragazzi, vi siete meritati ogni sorriso, ogni gioia, dall'inizio del campionato a oggi e ve ne meritate altrettante, magari da condividere insieme! Perché dopo una stagione del genere, a prescindere dal traguardo che poi abbiamo ottenuto, entrate di diritto nel cuore di questa città, che sarà, ancora una volta e sempre più, la Vostra città! Con questo entusiasmo e con questo amore che ci unisce saremo sempre un'unica cosa; questo non potrà mai cambiare.
GrAndi ragazzi!!! GRAZIE!

di Irene Tistarelli di alelivorno.it

domenica 12 maggio 2013

noi tesserati

di Ivano Pozzi

Siamo arrivati all'ultima giornata "regular" di questo indimenticabile campionato, e gli accadimenti hanno preparato un piatto inatteso e interessante.
Quella che molti avevano previsto come una partita soffice, sebbene da vincere, è diventata un'ordalia grazie alle esitazioni e al braccino corto del Sassuolo: la squadra di Di Francesco ha sprecato tre matchpoint, perdendone uno e pareggiando stentatamente gli altri due, e dovrà trovare la promozione diretta (che, per inciso, meriterebbe anche) vincendo il confronto di sabato 18 contro i nostri ragazzi.

I nostri ragazzi ... tutti noi della comunità di Alèlivorno.it, tutti i tifosi e tutta la città di Livorno devono un ringraziamento a loro, a Davide Nicola e alla Società per quanto fatto in questi mesi. Ci è sbocciato tra le mani un fiore bellissimo, un gruppo reduce da un'annata micidiale è maturato e cresciuto in modo sorprendente, ha metabolizzato gli errori e il dolore lancinante della tragedia del Moro trasformandoli nell'energia che ha fatto degli amaranto la vera sorpresa del campionato. Chi è arrivato ad integrare questo gruppo lo ha fatto perfettamente, arricchendolo dal punti di vista tecnico e umano. I meriti sono tanti e distribuiti: dei ragazzi in primis, di Davide Nicola, della società, di noi tifosi, dei media. Ci saranno tempo ed occasioni per parlare di questo.

Voglio parlare d'altro.
Io sono un tesserato. Non lo rivendico, io e i miei ci siamo tesserati per mere ragioni economiche, come credo abbiano fatto molti altri. Come ho già scritto altrove, rispetto profondamente chi ha fatto una scelta diversa.
Dividere le persone in categorie non mi piace, però a volte serve per capire: le categorie dei tifosi e degli ultras sono diverse, hanno riferimenti e valori diversi. Dovrebbero capirsi e rispettarsi di più reciprocamente, questo lo penso davvero. In special modo la mia categoria, quella dei tifosi, dovrebbe fare uno sforzo maggiore, liberarsi di tanti luoghi comuni sull'altra.
Ecco, sabato prossimo il Livorno giocherà a Modena, avendo la possibilità di concretizzare il Sogno. Vincendo questa partita ogni altra trappola svanirà, inciuci tra Empoli e Verona compresi. L'occasione è unica, e sarebbe un peccato non approfittarne, anche se esiste sempre la possibilità di usare la porta di servizio degli spareggi. In questa importante partita il Livorno non dovrà essere lasciato solo, e quindi noi tesserati, gli unici che potranno andare grazie alle cervellotiche leggi in vigore, dovremo fare ogni sforzo per esserci.
Chiunque ne abbia la possibilità (legale ed economica) cerchi di andare: dovremo essere lì anche e soprattutto per chi non potrà esserci, anche se la sua passione è pari se non superiore alla nostra, dovremo farci sentire con la voce, tornare a Livorno possibilmente afoni, possibilmente felici e orgogliosi della vittoria, comunque vada orgogliosi dei nostri ragazzi. Questa squadra lo merita, ha smentito anche l'ultimo tabù giocando venerdì sera la partita più bella del campionato davanti ad un sacco di persone mai viste all'Armando Picchi.

Piermario direbbe "Andiamo a prenderci questo risultato". Vinciamo per lui, per noi, per Davide Carlesi e Michele Robazza, tifosi che hanno perso la vita lavorando.

Vinciamo per la nostra storia.

giovedì 18 ottobre 2012

Livorno Amarcord 2004: Il Verona regge 10′, poi viene travolto

«Abbiamo tutto da perdere e niente da guadagnare. Sarà necessario entrare subito in campo con la mentalità giusta» dichiarava Cristiano Lucarelli alla vigilia di Livorno – Verona del 17 aprile 2004. Gli amaranto stavano risalendo posizioni ed erano arrivati alla linea d’ombra che separa i sogni dalle ambizioni perché a nove giornate dalla fine, o giochi per l’obiettivo oppure getti la spugna. I gialloblu nelle ultime sette uscite avevano raccolto due pareggi e cinque sconfitte tra cui spiccavano l’1-4 in casa del Genoa e lo 0-6 di Avellino.
La mentalità fu quella giusta; dopo un primo tempo in cui l’Hellas fu annientato, nella ripresa dopo il gol del 3-0 l’undici di Mazzarri non infierì. La formazione schierava davanti a Pavarini il trio Cannarsa-Vanigli-Chiellini. Balleri laterale a destra con Doga dirimpettaio, Passoni e Ruotolo a centrocampo e Vigiani trampolino per il duo d’attacco composto da Lucarelli e Protti. I diecimila e rotti dell’Ardenza per passare dalla spinta all’esultanza aspettarono meno di dieci minuti. Comazzi cincischia in impostazione e Passoni lo pressa finché Vigiani non gli soffia la palla e serve Protti che infila Pegolo a fil di palo. Il Verona non sa reagire; le strategie studiate da Maddé per giocarsi il pareggio sono inutilizzabili. Sulle fasce Balleri e Doga hanno sempre ragione di Campana e Cassani, mentre Ruotolo in mezzo imbriglia Almiron e Italiano insieme, lasciando a Passoni la libertà di impostare. Verso la mezzora una punizione di Lucarelli bacia il palo, poco dopo ancora il 99 con un pallonetto scavalca Pegolo e Comazzi salva in extremis. Pavarini si vede solo su un tiro di Myrtai ed è una bella parata, poi il raddoppio: da Passoni a centro area dove Lucarelli svetta e porge a Protti, pronto e scaltro a colpire in scivolata.
Nella ripresa Maddé, opera dei cambi, ma dopo tre minuti (tre), da un cross di Passoni, Lucarelli umilia Minelli incornando sul palo lungo. Il resto, in campo è allenamento per la settimana successiva, sugli spalti invece sono prove generali per la festa del ritorno in serie A che avrà luogo il mese successivo. Il commento di Passoni a fine partita vale più di qualsiasi fotografia o registrazione: «Ogni volta che andavo a tirare un corner lo stadio mi chiamava e mi applaudiva. Sono cose stupende che non si dimenticano». Protti sul lato prettamente tecnico: «Devo dire che il primo tempo è stato qualcosa di strepitoso, sicuramente il più bello di questo campionato. Non volevamo che il Verona potesse resistere per tanto tempo. La mia rete ci ha consentito di fare aprire i varchi e l’incontro si è messo subito in discesa. Volevamo proprio questo e così è stato. Il secondo gol è stato il suggello di una prestazione di una squadra che vuole arrivare a ottenere qualcosa di importante». E a tre giornate dalla fine ci riuscì.

di Beppe Jani, pubblicato su MondoCalcio.info

domenica 23 settembre 2012

Livorno Amarcord 2001: a Modena si decise la promozione in B

E dopo quasi un girone di imbattibilità il Livorno si inchinò al Modena in una partita che ha fatto la storia dell’allora campionato di serie C1. L’11 marzo 2001 i canarini di De Biasi erano in testa al campionato che alla fine avrebbero vinto, mentre gli amaranto inseguivano in terza posizione forti della costanza e della serenità che Osvaldo Jaconi giorno per giorno inculcava al suo gruppo.
Due squadre di categoria superiore nello stadio Braglia tutto esaurito scesero in campo decise a giustificare il prezzo del biglietto. Ivan in porta; Cannarsa, Vanigli e Geraldi in difesa; Martino, Grauso, Stefani e Doga a centrocampo; Alessi dietro a Protti e Lorenzini erano la formazione tipo ma un grande Modena ebbe la meglio in virtù di un organico che annoverava Legrottaglie in difesa, Zironelli in mediana e un trio offensivo esplosivo formato da Fabbrini, Ferrari e Pasino. L’inizio atomico portò subito un miracolo di Ivan su testata di Ferrari; al quarto d’ora, dopo un tiro di Doga non trattenuto da Armellini, Lorenzini sbagliò a porta vuota. Poi il regista degli emiliani Grieco rivoltò la partita con due azioni micidiali: al 23′ dalla tre quarti porse in corridoio la palla giusta perché Fabbrini concludesse il taglio in diagonale con il sinistro vincente, al 36′ recuperò palla e attraversò la metacampo in progressione, prima di intuire la sovrapposizione di Pasino a cui diresse l’assist per il raddoppio.
Nella ripresa gli amaranto provarono a rimontare. In area non si arrivava, ma a un quarto d’ora dal termine Lorenzini trovò lo spiraglio giusto e riaprì la partita. Il Modena era ai paletti, ma in contropiede continuava a far paura e così alla fine il risultato non cambiò più nonostante un tiro di Nincheri (subentrato a Doga) fuori di un soffio e un passaggio al portiere da posizione favorevole del giovanissimo Abbruscato buttato in mischia nei minuti finali.
Osvaldo Jaconi preso atto del risultato disse: «Abbiamo creato tanto, ma purtroppo abbiamo raccolto poco. Dico sempre che l’importante è costruire e il Livorno ha fatto la sua parte. Chiaro, negli elogi accomuno anche il Modena che ormai ha in pugno il primo posto». Quel primo posto che il Mister avrebbe raggiunto l’anno successivo mentre il Modena riusciva nel doppio salto che significò serie A.

di Beppe Jani, pubblicato su MondoCalcio.info nel settembre 2012

mercoledì 12 settembre 2012

Livorno Amarcord 1980: L’Empoli si chiude e il sogno svanisce

Il cronista Vinicio Saltini de Il Tirreno, sulla quarta colonna di commento iniziava l’ultimo periodo dell’articolo dicendo che “della partita c’è da dire ben poco“. Segno evidente di come tre quarti dello scritto fossero andati appannaggio del rimpianto per un’occasione perduta.
Il Livorno che domenica 23 marzo 1980 ricevette l’Empoli covava ambizioni di una promozione in B che nel girone di ritorno andava crescendo ogni partita grazie all’imbattibilità che durava ormai da due mesi. Solo una settimana prima, lo 0-0 contro la capolista Catania aveva riservato all’Ardenza 15.500 paganti; per continuare a sognare c’era da battere l’Empoli.
Il Livorno targato Burgnich subiva pochissimi gol, ma faticava oltremodo ad andare a segno. Erano gli anni in cui la vittoria valeva due punti e un pareggio esterno assumeva (in teoria come in pratica) il valore di un mezzo successo, così l’Empoli di Salvemini scese in campo con l’unico obiettivo di non prenderle.
Bertolini in porta, Cappelletti libero, Azzali e Petrangeli in marcatura, Mucci terzino sinistro, Tormen e Della Volpe in mediana con Bedin regista e Zottoli a scorazzare tra le linee dietro alle punte Vitulano e Venturini. Formazione base, nessun assente e atmosfera festosa che non servirono o forse non bastarono.
Fu la classica partita in cui, se non si segna subito, la porta avversaria si rimpicciolisce sempre più fino a divenire un miraggio. Gli amaranto provavano a costruire, gli avversari si opponevano in modo anche poco ortodosso, l’arbitro Altobelli di Roma sbadigliava mentre la palla restava prigioniera a centrocampo. Per dare idea del probabile ostruzionismo adottato, bastino i tre cartellini gialli per proteste ricevuti da Tormen, Zottoli e Bedin nel primo quarto d’ora. Ma il Livorno sbocchi non riuscì a trovarne.
Triangolo Vitulano-Zottoli-Vitulano concluso in bocca a Paradisi; poi Venturini di testa in anticipo sul portiere con palla finita alta e pochissimo altro fino al momento in zona Cesarini da cui scaturirono tafferugli e giornate di squalifica. Successe che Vitulano si liberò e venne sgambettato in area, neanche il tempo di accennare una protesta che Romanini (subentrato a Della Volpe) si presentò al tiro prima di venire ostacolato secondo l’arbitro in maniera corretta. Probabilmente per non concedere il secondo fallo il direttore di gara fece passare in cavalleria anche il primo (norma del vantaggio?) e così si ritrovò ad espellere Romanini ed aspettare due ore di tempo prima che la forza pubblica gli consentisse di lasciare lo stadio indenne.
Il commento di Burgnich fu: “L’Empoli marcava stretto, ricorreva ad ogni mezzo per fermare le nostre iniziative. Speravamo di passare nella ripresa quando avrebbero accusato la fatica e potevamo farlo, senonché Altobelli ha assunto un atteggiamento che sicuramente non ha quando va ad arbitrare nei campi del sud”.
Il Giudice Sportivo squalificò Romanini fino al 31 maggio “per plateali e scomposte proteste nei confronti dell’arbitro, al quale appoggiava le mani sul petto spingendolo: espulso si allontanava gesticolando e gridava frasi incomprensibili”.

di Beppe Jani, pubblicato su MondoCalcio.info nel settembre 2012

mercoledì 18 aprile 2012

lettera di Igor Protti a Piermario Morosini


Ciao Moro,
mi permetto di essere confidenziale anche se non ci siamo mai conosciuti. Non volevo scrivere di quello che ti è successo perché le parole che ci permettono di comunicare, e delle quali ci vantiamo tanto rispetto agli altri esseri viventi, mai come ora risultano inutili e vuote. Ma poi mi sono detto che non potevo non salutarti. Hai perso la vita con la Nostra maglia addosso e rimarrai nei nostri occhi, nelle nostre menti e nel nostro cuore per sempre,anche e soprattutto quando i riflettori si saranno spenti su questa maledetta storia. Il destino ti ha voluto portare via dalle persone che ti vogliono bene ma vorremmo che i tuoi cari che sono rimasti quaggiù con noi, tua sorella, tua zia, la tua fidanzata e i tuoi amici sentissero da oggi la gente di Livorno come parte della loro famiglia e la città come la loro casa con la speranza che Tu oggi ti sia potuto ricongiungere con i tuoi genitori e tuo fratello. Addio, anzi arrivederci.


Igor Protti

martedì 17 aprile 2012

i due mesi amaranto di Piermario Morosini

Daniele Torri di alélivorno.it

Piermario Morosini ha lasciato il calcio. Ha smesso di giocare in modo insolito, lasciando il campo dopo circa mezz'ora di un Pescara - Livorno in cui gli amaranto erano a caccia di importanti punti salvezza. "Andiamo a prenderci il risultato" ha detto al portiere Mazzoni entrando in campo e quando al 31' ha deciso di smettere il risultato al sicuro c'era già. Forse è per questo che tutto lo stadio di Pescara, tra il frastornato e l'incredulo, gli ha dedicato l'ultimo applauso come capita ai grandi giocatori quando decidono di smettere.
Si presentò al pubblico amaranto con la conferenza stampa del 7 febbraio "Anche se in questi mesi non ho giocato, sto bene. Fisicamente e moralmente mi manca la partita, ma non avendo avuto problemi di infortuni non vedo l'ora di potermi rimettere a lavorare sul campo." I capelli lunghi e ben stirati li fece sventolare sul campo per la prima volta cinque giorni dopo contro il suo Vicenza (tre anni in biancorosso) e passati dieci minuti tra palle recuperate e appoggi, lo si vide entusiasta correre a festeggiare Dionisi che aveva appena segnato.
Tra quel 12 febbraio e il 14 aprile, 9 presenze la maggior parte delle quali frazionate alla ricerca della forma migliore. Forse non abbastanza per giustificare il ritiro di una maglia, tuttavia oltre l'educazione e la correttezza che chi ha avuto la fortuna di vederlo all'Ardenza aveva già cominciato a riconoscergli, il Moro se n'è andato col sorriso. Chissà cosa vedeva aldilà del campo...



Piermario Morosini 1986-2012


dietro non si torna
non si può tornare giù
Quando ormai si vola
non si può cadere più....

martedì 7 febbraio 2012

Paolo Moschetti: il mediano che imparò anche a far gol

Daniele Torri di alé Livorno

Negli anni '80 la Cuoiopelli era una delle realtà più accreditate, soprattutto per il lancio dei giovani. Il Livorno che nel 1986/87 vinse la coppa Italia semipro incontrò solo una sconfitta nel percorso dal girone eliminatorio alla finale e avvenne proprio a Santa Croce sull'Arno contro una formazione che oltre a Lazzerini allenatore e Tancredi direttore sportivo, aveva in rosa un ex, Ciardelli, e tre futuri amaranto: i due difensori daMommio e Nannipieri e un centrocampista ventunenne fatto di cuore, ritmo e visione di gioco. Uno di quei giocatori che in campo si sentono anche quando non si vedono, ma che gli appassionati avrebbero imparato a conoscere bene perché indossò l'amaranto per più di 100 volte fra campionato e coppa.
Paolo Moschetti approdò all'Ardenza ventitreenne nell'estate del 1988, campionato di C1, in una "squadra costruita con poco" che nonostante il cambio di tre allenatori (Franzon, Giampaglia e Renna) non ebbe mai occasione di esprimersi al meglio e alla fine retrocesse inesorabilmente. Per Moschetti un impatto tremendo visto che anche i due gol segnati, in coppa Italia con la Rondinella e in campionato a Mantova, coincisero con altrettante sconfitte, ma a fine stagione anche la consapevolezza di aver fatto il proprio dovere considerate le 31 presenze: "Te sai che ero uno che dava tutto, quindi negli sportivi livornesi ho sempre trovato riscontri positivi. Potevano dire che ero scarso, ma apprezzavano la grinta che mettevo."
Seconda stagione 1989/90, campionato di C2 che il Livorno chiuse a metà classifica pur salvandosi matematicamente solo all'ultima giornata. Altri tre allenatori (ri-Giampaglia, Viciani e Onesti) ad alternarsi alla guida, ma Moschetti fu ancora tra i punti fissi per chiunque e le presenze che si contano sono nuovamente 30, impreziosite dal gol segnato a Cuneo che permise agli amaranto di cogliere un prezioso pareggio. "L'anno della C2 la società rimase la solita e infatti ci fù il fallimento. La squadra era validissima con tanti nomi illustri (Criscimanni, Benedetti e Paleari venivano da categorie superiori), purtroppo in quel periodo eravamo più dagli avvocati che ad allenarci..." Se l'anno prima si incrociò i tacchetti con avversari destinati a carriere radiose come Protti, Silenzi e Bresciani ("Io mi ricoro ancora Pizzi. Giocava nel Vicenza e sarebbe arrivato in serie A con Parma e Inter; aveva talento da vendere"), nell'anno della C2 affianca in amaranto una mezzapunta di grande levatura tecnica: "Acciuga lo ricordo come un giocatore con tanto talento e poco incline al lavoro. Ottimo ragazzo, era un semplice che si vestiva da conte. Ua grande personalità."
Due anni separati e nel frattempo il Livorno deve ripartire dall'Eccellenza. Nel 1992-93, per il campionato di CND con cui il neo-presidente Achilli aspira a riconquistare la C2 arrivano molti giocatori da Pavia; tra questi c'è Paolo Moschetti che nella borsa con le scarpette tacchettate, oltre alle caratteristiche note di podista e combattente, porta anche tanti gol: 17 in 29 partite! "Si era scesi di una categoria, certo, inoltre Pavia mi era servita a crescere, ma soprattutto avevo acquisito più sicurezza dei miei mezzi." Il Livorno parte male e nella sconfitta di Savona alla prima giornata Frappietri calcia a lato un rigore. All'esordio in casa Moschetti debutta con una doppietta decisiva e due settimane dopo, firmando un'altra coppia di gol a Santa Margherita Ligure, diviene anche il rigorista della squadra. Alcuni gol sono di fattura veramente pregevole come la punizione di Sarzana che dal limite dell'area fende la barriera alzandosi e termina la corsa gonfiando il sacco sotto la traversa "Una grande punizione. Ma il gol più bello lo feci con la Sanremese, ombrello e tiro al volo. Ogni volta che tiravo facevo gol, fu un anno magnifico." La stagione scorre tutta in rincorsa alla Vogherese che alla fine conquista il primato "(...) loro avevano più giocatori forti. Noi meno, ti dimostra il fatto che il capocannoniere fui io ah ah ah...", ma al Livorno per esser ripescato serve il secondo posto e nello scontro diretto dell'ultima giornata a Rapallo, dove è sufficiente un pareggio, il tabellino accanto all'ex Navone, marca nuovamente Moschetti: nell'ultima partita l'ultimo regalo a quella città che non dimentica:
"LIVORNO è una fede. Nel sottopassaggio c'èra una frase: LIVORNO VI AMA, A me è rimasta dentro... Poi i tifosi: ho visto gente piangere e gioire (un pò meno) gente vera. Le discussioni che avevo coi tifosi a Tirrenia sono memorabili. In seguito, girando altre squadre, non ho più trovato le stesse sensazioni di amore e di appartenenza ad una squadra." Allora perché non rimase? "Avevo una scrittura con Achilli per tre anni; quello era il primo. Uno scritto dove c'era l'accordo economico che lui non voleva mantenere. Mi sentii offeso e preso in giro, così decisi di non firmare la sua proposta." Non preoccuparti Paolo. Il tuo nome nella Storia del Livorno era già scritto e lo sarà sempre.

mercoledì 14 dicembre 2011

Alberto Francesconi: il primo bomber della rinascita

Daniele Torri di alé Livorno

A Prato in una squadretta di periferia, la Vigor Cicognini, un ragazzo di 18 anni segna 28 gol in campionato calamitando l'attenzione dei talent-scout. A Lucca, in maglia rossonera, un attaccante di 41 anni passati decide il derby in Eccellenza firmando il gol decisivo a stendere il Pisa. Cos'hanno in comune? Tutto, perché stiamo parlando della stessa persona.
Alberto Francesconi, professione attaccante, oltre un ventennio di scompiglio nelle aree avversarie, non dimentica, come non li dimentichiamo noi, i due campionati (1991-92 e 1992-93) che trascorse a Livorno da seconda punta, mettendo insieme quasi una trentina di gol fra campionato e coppa.
Il Livorno si apprestava ad affrontare il campionato di C2 e Papadopulo se lo portò in ritiro a Pomarance; quindici giorni di fatiche, i primi duelli in allenamento con difensori esperti quali daMommio e Bazeu e "poi la 'bella' notizia del fallimento, una novità per l'epoca. L'atmosfera era di incredulità e scetticismo. Si doveva ripartire dall'Eccellenza e fin dall'esordio a Volterra sono iniziati gli sfottò da parte avversaria, ma è bastata qualche partita per riportare il sorriso a tutti perché fu una cavalcata entusiasmante."
Il Livorno infatti, nonostante il tempo limitato e l'automatico svincolo di giocatori da categoria superiore ha mantenuto in rosa due elementi di spessore come Tano Salvi e Fulvio Navone, riuscendo a costruirgli intorno una squadra che assumerà da subito l'andatura di uno schiacciasassi. Francesconi alla prima in campionato all'Ardenza, per dirla con Gianni Massone dalle colonne de Il Tirreno usa il grimaldello x scardinare la difesa della Foianese dopo appena 6 minuti. Ed è solo l'inizio della sua grande stagione che ci racconta così: “Non abbiamo più mollato l'osso, e abbiamo stravinto il campionato. Per me inizialmente risultava tutto difficile, perché quando mister Brilli mi diceva "Francesconi mettiti in zona luce, scarica e sovrapponi" io cascavo dalle nuvole. Ci ho messo un bel po' per capire... Giocavo in coppia con Rosati, alle spalle il trequartista era Navone. Con Salvi o Biagiotti sulla destra e Dinelli sulla sinistra, segnai una ventina di gol fra campionato e coppa, aiutato da qualche rigore che con un po' di attributi decisi di tirare 'levando il pallone' a compagni più titolati, forse per incoscienza. Ricordo che un po' tutti mi presero in simpatia, ero il bimbo inesperto, ancora giovanissimo e all'oscuro di tanti meccanismi che il calcio ti insegna.
Per il Francesconi 'bimbo' sono le prime esperienze con un certo tipo di dirigenza “ricordo che il presidente Caresana, perse la scommessa che a Natale avremmo avuto 10 punti di vantaggio sulla seconda e regalò a tutti il primo cellulare della Motorola, una sorta di cabina telefonica tanto era peso e ingombrante, ma che portai a casa molto orgogliosamente come un trofeo“, il primo impatto da protagonista in un ambiente come l'Ardenza “uno stadio che porto nel cuore, così come la città. Il culmine si raggiunse all'ultima di andata con gli 8000 dello scontro al vertice Livorno - Staggia Senese. Il gol che segnai e servì a sbloccare il risultato è uno dei ricordi più belli della mia carriera, poi raddoppiò Fabio Dinelli” e anche il rapporto ravvicinato con giocatori in grado di fare la differenza come Navone “Fulvio era un grande: umile, saggio, esperto, aveva giocato a lungo nella serie C1 di quell'epoca. Fortissimo tatticamente, fu il primo centrocampista che vidi in grado di fare inserimenti devastanti.
Poi l'anno successivo l'approdo al Campionato Nazionale Dilettanti con l'arrivo di Achilli le riconferme si contano sulle dita di una mano: “Accadde l'impensabile, giocatori amati come Navone, costretti ad abbandonare quegli spogliatoi appena riconquistati. Il Patron portò tutto il Pavia nella rosa. Io, solo dopo qualche vicissitudine burocratica, tornai in amaranto.” Per il bimbo debutto alla tredicesima giornata; nella successiva decide Livorno – Sanremese con un gol al 10' e da lì non esce più di squadra. “Non fu un'annata per me particolarmente lucente, in quanto ero partito nei paracadutisti. Fare il militare e il giocatore da novembre in poi non è stato per niente facile. Non segnai molte reti e sulla nostra strada trovammo una Vogherese costante che ci tenne in scacco fino alla fine del campionato.
Con una promozione centrata e un'altra mancata per un soffio nel curriculum, oltre ai gol portati in dote, Alberto Francesconi, nato il 25 settembre del 1970, 80kg per un'altezza di 184cm venne ceduto al Ponsacco. “Sono nato e mi sento una seconda punta, scarso spalle alla porta ma forte nello sfruttare a tempo gli spazi, la resistenza e la progressione sono state le mie armi in più.“ E con la resistenza, con la progressione e quegli inserimenti perentori aiutò il Livorno dei primi anni novanta a ripartire inscrivendo il suo nome nella nostra Storia.

domenica 9 ottobre 2011

quando Igor Protti incrociava l'AlbinoLeffe

Fabrizio Pucci da IL TIRRENO del 9 ottobre 2011

L’AlbinoLeffe incrociava la strada con quella del Livorno di Protti? In quelle circostanze l’esultanza del numero 10 amaranto era prevedibile: praticamente certa.

Il feeling di Igor con la porta bergamasca inizia nell’ultima domenica d’estate del 1999. All’Ardenza gli amaranto remano controcorrente per larghi tratti. La doppietta di Bifini mette paura ai diecimila dell’Ardenza. Poi ci pensa Protti a rimettere le cose a posto. Fabbrica due gol di pregevole fattura e firma il pari. E’ solo il prologo di una storia che durerà cinque anni e altri otto sigilli. E’ il primo anno intero di gestione di Aldo Spinelli. La società sta gettando le basi per la risalita che avverrà solo due anni dopo. E’il balbettante Livorno di Carmignani che sarà esonerato per Tazzioli. E proprio il tecnico garfagnino guida gli amaranto nella partita di ritorno.
Gennaio 2000. Si gioca al veccho stadio Martinelli di Leffe, nella piena bruma bergamasca dove il sole in inverno, sembra non aver neanche voglia di sorgere. Ha voglia di combattere, invece Protti che firma il momentaneo pareggio prima del 2-1 dei padroni di casa. Nella stagione 2000/01 si gioca dopo l’Epifania. L’AlbinoLeffe scappa e Protti gela il Martinelli ben oltre la temperatura rigida. Gol dal dischetto e 1-1 finale. L’anno del ritorno in serie B è quello della vendemmia con i seriani che si presentano all’Ardenza alla fine di marzo senza attaccanti per via di infortuni e squalifiche. Osvaldo Jaconi è un maestro e se la gioca con tre punte e una mezza punta. 4-0 e Protti firma una tripletta. Memorabile un suo gol in pallonetto da metà campo al portiere Acerbis, futuro amaranto, uccellato nonostante i suoi 202 centimetri d’altezza.
Il Livorno sale tra i cadetti, raggiunto dall’AlbinoLeffe nel 2003. I bergamaschi nella doppia finale playoff si sbarazzano del Pisa e si guadagnano la simpatia dei tifosi amaranto. Non la pietà di Protti che li castiga nel settembre 2003. Altro rigore che vale l’1-1 in zona Cesarini, con il ghiaccio nelle vene. Nel gennaio 2004 l’ultimo appuntamento con la storia. All’Ardenza finisce 3-0 e Igor Protti ne fa due. Totale: dieci senza contare la rete segnata nella finale di Coppa Italia di serie C nel 2002 all’Ardenza.

si ringrazia FOTO NOVI per l'immagine utilizzata