Visualizzazione post con etichetta Tackle. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Tackle. Mostra tutti i post

martedì 22 aprile 2014

Sbagliare è umano. Prendere per il culo non lo è...

di Igor dalFiume

Per la terza volta consecutiva il campionato di Serie A del Livorno targato Spinelli si dimostra un insulto per gli sportivi amaranto come per gli allenatori presi e buttati via come bambole di Patty Pravo.

Nel 2007/08, il campionato in cui gettò in faccia alla gente la sabbia Tavano sapendo già di aver venduto Lucarelli, il campionato cominciò con Orsi; proprio quello che si distinse dopo un secondo tempo intero di Lazio-Livorno condotto al coro di "se saltelli muore Lucarelli" per aver trovato il cuore (la faccia non ce l'ha...) di andare a gratificare la curva laziale.
Con Orsi l'inizio fu devastante (9 gol subiti in una partita e mezzo) è già intorno alla decima giornata era chiaro che l'allenatore non era il suo mestiere. Subentrò Camolese e clamorosamente il Livorno a gennaio era salvo e giocava bene a pallone. Peccato che i rinforzi invernali (Melara e Vailatti) non furono all'altezza della situazione e il girone di ritorno vide il Livorno vittorioso in una sola occasione (contro il Catania).
A poche giornate dalla fine tornò Orsi, giusto il tempo di perdere altre tre partite consecutive e festeggiare la retrocessione.

Nel 2009/10 la stagione sarebbe dovuta cominciare con Gennaro Ruotolo, una bravissima persona, un signor calciatore, purtroppo non abbastanza evoluto da riuscire a procurarsi un patentino da allenatore di prima categoria nonostante avesse giocato anche in Nazionale. Gli venne stesso addosso il velo pietoso Russo (con passato da assistente di Mazzarri).
Anche stavolta intorno alla decima giornata era tutto da rifare. Arrivò Cosmi, ma la situazione non migliorò di molto anche perché il mercato di riparazione tolse Candreva ed inserì elementi tutt'altro che incisivi. L'unico buono, il portiere Rubinho, rimpiazzò un deLucia più che sufficiente giusto per spaccare un po' di più la situazione dello spogliatoio.
A poche giornate dalla fine tornò Ruotolo (con altro accompagnatore) giusto il tempo di vincere l'unica partita del girone di ritorno (col Catania of course), perderne altre tre e festeggiare la retrocessione.

Nel 2013/14 attuale, dopo aver allontanato Nicola a fine girone d'andata in modo che non mettesse bocca sul mercato, ha preso diCarlo (uno gradito per tener buona la tifoseria) salvo poi rispedirlo a casa dopo aver perso a SanSiro contro il Milan. Naturalmente, sulla panchina torna Nicola assolutamente impossibilitato a riassestare la bagnarola che già tre mesi fa prendeva acqua (e gol) da tutte le parti. L'unico modo per salvarsi adesso è comprare le partite e onestamente, per vedere un altro campionato del genere, chissà se ne valga la pena.

Nel 2007/08 il Livorno ha fatto 30 punti.
Nel 2009/10 il Livorno ha fatto 29 punti.
Quest'anno anche presupponendo il miracolo di vincere 4 partite consecutive a fine stagione il Livorno non riuscirà superare 37 punti. Dispiace scriverlo perché stiamo parlando de "il più grande presidente" come recitava lo striscione autoprodotto in gradinata qualche anno fa. Ma una volta può capitare, due può essere sfortuna, poi tre coincidenze fanno una prova.

Spinelli ha fatto tanto per il bene del Livorno, ma sempre calpestando la dignità degli allenatori (a cui ormai è chiaro, attribuisce un ruolo simile all'inserviente) e sempre ignorando la passione di chi paga il biglietto per dimostrare che in casa i pantaloni li porta lui. Infatti noi anche quest'anno finiamo a braghe calate. Peccato...

domenica 19 gennaio 2014

a casa Nicola, a casa tutti...

L'allontanamento di Davide Nicola è la dimostrazione, una volta di più, di come la "programmazione" intesa dalla gestione Spinelli non possa coincidere con il bene della squadra o la continuità di un progetto.
L'ultima volta che il Livorno è stato in serie A (2009-10) la squadra saliva dalla B forte di un duo Diamanti-Tavano che aveva fatto la differenza; di quella squadra Tavano era il capitano e attorno ai suoi umori gravitava il rendimento della squadra. Il dato di fatto era che il capitano era di poche parole e per rendere al meglio aveva bisogno di essere coccolato; nel giro di un mese Spinelli iscrisse la squadra al campionato senza allenatore (andavano in panchina gli accompagnatori Ruotolo/Russo), vendette Diamanti al WestHam e a Tavano, capitano silenzioso, pensò bene di affiancargli una persona compassata come Cristiano Lucarelli. Dopo due mesi, da Ciccio venne solo un gol (a Roma con Lucarelli assente) e il loquace Cristiano tornò capitano.
Quest'anno il Livorno è arrivato in A inaspettato perché il presidente aveva programmato il 2015 per lucrare sul centenario, e se qualcosa era chiaro a tutti che avesse funzionato nella cavalcata culminata con Paulinho che di testa stende l'Empoli (proprio di Tavano), quel qualcosa era la coesione, o l'appartenenza, o lo spirito di sacrificio. Un dato di fatto che i portieri si sono alternati restando amici fino alla fine, un dato di fatto che alla fine di ogni partita a centrocampo si formava un capannello di una trentina di addetti dal capitano al magazziniere, un dato di fatto che su questo gruppo Nicola aveva lavorato alla grande. Anche stavolta è bastato un girone e i Dionisi, i Belingheri, i DeCarli, i Gemiti, i Duncan sono diventati fantasmi; Schiattarella ci ha appena lasciato e Paulinho è passato da un tridente dove sfoggiava meraviglie e fare la punta unica a 50 metri dal resto della squadra.
Sembrerebbe che, proprio come quattro anni fa, la stagione sia finita già a gennaio.
Se, come da a intendere Spinelli, la colpa è sempre del pubblico il consiglio per i tifosi, gli sportivi, gli appassionati è quello di disertare lo stadio fino a fine stagione. Sicuramente, se la colpa era veramente loro, il Livorno saprà reagire e (come ci auguriamo tutti ) salvarsi con merito.

di Igor dalFiume

venerdì 27 settembre 2013

L'AS Livorno ci denuncia a Facebook

Noi cerchiamo di raccontare la nostra squadra.
E basta.

Quando riceviamo certi messaggi da FaceBook perché abbiamo usato una foto di undici giocatori amaranto
CI CASCANO I COGLIONI...


Igor dalFiume

mercoledì 18 luglio 2012

11 bandiere per la Curva Nord

Ci sono posti in cui non bisogna esserci stati per percepirne l'importanza simbolica. E per una volta non parliamo di politica, ma di passione, di condivisione, di Storia. La Curva Nord dello stadio Ardenza è nata negli anni trenta e da allora ha sempre rappresentato il settore dello stadio dove si siede (o sta in piedi) chi si sente più focoso, chi ha il portafoglio meno capiente, chi tifa Livorno.
Luca Mazzoni, portiere amaranto, rispondendo a un giornalista è stato chiaro: "In questo momento c’è bisogno di coesione, di unire l’ambiente. La curva nord è troppo importante, e io penso che si debba ripartire proprio da lì". Già, la Curva Nord, se escludiamo alcuni periodi di ristrutturazione, c'è sempre stata. Più dei calciatori, più degli allenatori, più degli imprenditori. è lì che dall'addio a Villa Chayes al gol salvezza di Bernacci col Grosseto è corsa la storia del Livorno e noi, visto che qualcuno lo ha vergognosamente ipotizzato, abbiamo chiesto ad alcuni ex calciatori amaranto di provare a immaginare lo stadio Armando Picchi con le curve chiuse.

Matteo Melara, più di cento presenze, la prende a ridere: "Ma se Spinelli chiude la Nord lo appendono alla statua dei quattro mori... Aldone belin non scherzare!" Poi passando al serio: "Spero davvero che faccia una squadra come si deve perché io so la passione che ha la gente di Livorno e l'Ardenza pieno è tanta roba."
Maurizio Paoli, livornese, attaccante ai tempi di Melani, vorrebbe che questo ciclo avesse termine: "Spinelli è cosi'... Poi gli passa, anche perché scatenerebbe una rivoluzione. Noi però, a Livorno vogliamo emozioni e se lui non ne ha piu' che lasci... Il calcio è vita è emozione! Senza di lui sarebbe difficile fare calcio ad alti livelli? Ma noi livornesi vogliamo vincere, essere protagonosti, in qualunque serie..."
Giuseppe Rizza, appena accasatosi alla Juve Stabia è diretto: "La curva non la deve chiudere!"
Alberto Francesconi, cannoniere in Eccellenza, quando il Livorno faceva più paganti che oggi in serie B non vuol neanche considerare la cosa: "Impensabile il calcio senza tifosi... Gia' e' difficile staccarli dalle poltrone e da Sky... fa la fine degli ippodromi..."
Antonio Tormen, mediano davanti alla storica difesa targata Burgnich, osserva un bianco e nero con lui in azione e la Nord alle spalle, poi sentenzia: "Se chiude la curva nord allora può chiudere l'Ardenza..."
Giampiero Piovani ce lo ricordiamo ancora ad esultare dopo un gol come a richiedere l'urlo dei tifosi: "Credo che l'idea di Spinelli sia ridicola. Il grido di battaglia parte sempre da quel settore quindi... Incredibile quello che passa nella testa della gente e mi meraviglio ancora di più che questo esca dalla bocca del presidente."
GianMatteo Mareggini, portiere della promozione in A chiede solo rispetto: "La gente che dice? Bisogna rispettare loro prima di tutto. Senza i tifosi una squadra non esiste."
Paolo Moschetti, tra alti e bassi, a Livorno ha trascorso tre stagioni e scherzosamente minimizza: "Ho stima di Spinelli, ma deve aver preso un colpo di sole..."
Claudio Grauso, amaranto in C, come in B, come in A mette tutto in un aneddoto: "Mi ricordo che siamo venuti all'Ardenza con il Mantova (l'anno della promozione con Diamanti) e quella partita c'era la curva nord squalificata, non ricordo per quale motivo. Beh...non era lo stadio che conoscevo io ed è un vantaggio che si da alle altre squadre."
Chiudiamo con Juri Pellegrini che tra il ruolo di calciatore e quello di livornese sceglie nobilmente il secondo e in quanto tale non le manda certo a dire: "Potrei parlare da ex amaranto ma preferisco farlo da cittadino... Intanto credo che neanche dovremmo essere qua a parlarne. Un personaggio come Spinelli non é cittadino livornese, tantomeno è padrone del NOSTRO STADIO. Per un calciatore la curva é vita. Da quei tifosi prendi forza, coraggio e a loro, solo a loro rendi il vero omaggio dopo battaglia. Belìn ma quando se ne va?"

di Igor dalFiume

venerdì 10 febbraio 2012

Il sacrificio di Moscati

di Igor dalFiume prendendo spunto dalla conferenza stampa di Filippo Moscati del 9 febbraio 2012

Si è mai vista organizzare una conferenza stampa con tanto di consegna di maglia per un calciatore che dalla Primavera viene convocato in prima squadra? L'impressione è che a Livorno ci si continui ad arrampicare sugli specchi per far credere alla gente che ci sia interesse verso il settore giovanile.
Filippo Moscati, Perotti ce lo ha presentato come "...una prima punta, un attaccante vero, volenteroso con il fiuto del gol e tanta voglia di mettersi in evidenza." Bravo Perotti, te l'hanno raccontata giusta (più o meno); peccato tu non faccia altrettanto con noi quando dici: "speriamo che Filippo sia il primo di una lunga serie di giovani da poter lanciare nel panorama del calcio professionistico con la nostra maglia. Da molti anni seguiamo la crescita dei nostri giovani e di tutte le squadre a partire dalla Academy. Il fatto che Moscati entri a far parte della prima squadra dimostra la nostra politica".

Filippo Moscati è un bravissimo calciatore, tempista, con i movimenti giusti e un'ottimo senso della porta. Sa dettare il passaggio e sicuramente i suoi movimenti hanno agevolato non poco le tante reti scaturite dagli inserimenti del compagno Colombi, ma mentre nella Primavera è decisivo (non dimentichiamoci che oltre ad essere il capitano è l'unico del '92), in prima squadra avrà lo stesso impatto di un moscerino su parabrezza.
Guardiamo un attimo la classifica della Primavera:

Juventus 37
Fiorentina 32
Torino 28
Livorno 27

Il Torino, battuto 3-0 a domicilio, lo aspettiamo a Stagno in marzo e alla Fiorentina abbiamo già rifilato un 3-1. Inutile dire che Moscati ha segnato in entrambe le occasioni. Se interessasse veramente la qualificazione ai play-off che ottengono le quarte (e le migliori quinte) converrà con noi anche Perotti che sarebbe da deficienti privarsi di un elemento così importante. Ma per piacere! Ma come si fa?
Noi sappiamo bene che Perotti, come d'altronde colui a cui presta il nome, è tutt'altro che deficiente, tantomeno sprovveduto; è quindi probabile che la promozione del centravanti da braccio armato di una squadra in lotta per dei risultati a ultima ruota del carro del complesso senza pretese che vivacchia in serie B, sia richiesto dalle stesse necessità di risparmio che qualche anno fa inducevano al presidente la preferenza di una vittoria con l'Arezzo in coppa Italia piuttosto che l'impresa titanica di quei quattordici uomini che vincendo ad Auxerre scrissero la Storia.
Subito dietro agli amaranto, nella classifica del campionato Primavera, ci sono Sampdoria, Genoa ed Empoli, non è il caso di approfondire né sulle ambizioni di quei settori giovanili, né sull'importanza che avrebbe la vetrina delle finali scudetto o almeno dei play-off. Se il guadagno che scaturisce da certe rinunce (perché non va scordato che anche il Viareggio 2012 ha preso il via senza il Livorno) ci portasse a costruire un Livorno migliore per gli anni a venire, saremo i primi noi paganti ad avallare certe scelte apparentemente prive di senso. La storia del Livorno Calcio purtroppo ci insegna che non sarà così e allora ci girano un po'...

giovedì 2 febbraio 2012

Il Torneo di Viareggio potevamo giocarcelo in casa


Avendo sentito Aldo Spinelli che in una trasmissione televisiva affermava che il Livorno Primavera 2011-12, non avrebbe preso parte al Torneo di Viareggio (Coppa Carnevale) perché, mentre le altre squadre vengono invitate gratis, al Livorno è stato chiesto il versamento di soldi per partecipare, ci siamo incuriositi.
Abbiamo quindi chiesto chiarimenti anche agli organizzatori della manifestazione che prontamente ed educatamente ci hanno informato a stretto giro di posta su quanto riportiamo:

"all'attenzione di Daniele Torri, Igor dal Fiume e Giuseppe Jani

Buona sera ,

rispondiamo con piacere alla vostra mail.

Per vostra conoscenza il Livorno Calcio è stato invitato ufficialmente al Torneo di Viareggio con fax protocollo numero ( fax 1925 / 011 ) del 27 Giugno 2011.

Non ricevendo alcuna risposta abbiamo sollecitato ufficialmente con fax protocollo numero ( fax 387 / 011 ) del 13 Settembre.

Ad oggi non ci è ancora pervenuta alcuna risposta ufficiale dell' interesse o meno di voler partecipare da parte del Livorno calcio al Torneo di Viareggio.

Da parte nostra non c'è mai stata preclusione per alcuna squadra tantomeno per il Livorno al quale verrebbe data la possibilità di disputare due partite in sede come già fatto in passato.

Con simpatia

Presidente

Alessandro Palagi
"

Non solo quindi l'auto-esclusione dalla manifestazione di calcio giovanile più prestigiosa, ma anche la rinuncia a disputarla "tra le mura amiche" dell'Ardenza.
Le date dei due fax totalmente ignorati (cestinati?) sono ampiamente antecedenti l'annuncio di disimpegno di Spinelli; viene automatico pensare che quando un calciatore in campo sbaglia uno stop elementare o magari incappa in banali cartellini rossi, non lo fa per incapacità. Sta semplicemente rispecchiando il completo disinteresse per i colori che indossa, perché questa in Società è la prassi.


di Igor dalFiume

domenica 4 dicembre 2011

Mandorlini e malattie

Si è presentato in sala stampa come l'attore che va a ritirare l'Oscar. Andrea Mandorlini, poverìno, teneva a vincere contro a Livorno più per la sua soddisfazione che per il risultato della sua squadra. Forse perché questa vittoria gli mancava dal 2002, più probabile perché anche quel Livorno - Spezia 0-1 assunse un mese dopo la stessa importanza che ha lo scarico di un piccione sul lunotto anteriore a dieci metri da un autolavaggio.
Le parole del dopo Livorno - Verona 0-2, invece di incensare i gialloblu, venuti all'Ardenza a insegnare come si gioca a pallone, sono tornate a quel campionato di C1 vinto da Jaconi e il Livorno davanti alla Triestina e alla Lucchese, commentandolo per citare Il Tirreno come un «successo frutto di un calcio sporco, malato». Ah ah ah... Mi scuseranno i lettori.
Beato Mandorlini, viene da dire, che il calcio di oggi (quasi dieci anni dopo) lo vede pulito e guarito; probabilmente dopo aver trascorso un periodo di delusioni tra esoneri e magre esperienze all'estero l'allenatore neo-promosso con il Verona dalla C1, che evidentemente è la categoria dove riesce ad esprimersi meglio, ha definito la diagnosi secondo la quale se lui vince (e convince) il calcio è uno sport sano, se lui mastica fiele il discorso cambia.
Tanta acredine a distanza di dieci anni non può riferirsi soltanto a quel campionato dove Vanigli, Protti e tutti gli altri fecero scempio del girone settentrionale con un campionato da 20 vittorie, 13 pareggi e 1 sconfitta, 62 gol fatti, 21 subiti. Più presumibile è che questo sentimento sia cresciuto alla distanza. Per esempio nel 2002-03, quando col Vicenza avrebbe voluto mettere i bastoni fra le ruote a Igor in corsa per il titolo di cannoniere (poi ottenuto), mentre i suoi uomini in campo con più maturità si accordavano per un 2-2 che faceva comodo a entrambe le squadre. Magari nel 2003-04, quando con l'Atalanta stellare (citando a memoria Pazzini, Montolivo, Budan, Taibi, Vugrinec...) doveva ammazzare il campionato, invece per festeggiare la promozione in A dovette attendere una settimana in più del Livorno, uscito indenne da Bergamo dopo 95 minuti di barricate con il miglior Mareggini di sempre. O vuoi vedere che magari gli rode ancora l'esonero di Siena della stagione 2007-08, scaturito dal 3-2 labronico all'Artemio Franchi firmato Tavano-Begvold-Knezevic?
Come dimenticare poi il 2008-09; Mandorlini si presenta all'Ardenza con il Sassuolo e perde 3-2 per il gol di Tavano al 94' mentre Masucci al 95' prende un palo, poi nel ritorno al Braglia di Modena, si accorda con gli amaranto per il 2-2 prima che Danilevicius, in pieno recupero, vada a segno fra lo stupore generale facendo esplodere una bufera al rientro nel sottopassaggio.
Giustissimo quindi che Mandorlini, dopo tanti tentativi andati a vuoto, si goda la vittoria; la sua seconda al Picchi, magari la prima che serve a qualcosa. Però, prima di andare in pari con tutte le volte che ha sbattuto le corna sulle bandiere amaranto, la strada è ancora lunga.


di Igor dalFiume

giovedì 4 agosto 2011

Giovane, ambizioso e attaccato alla maglia

Mi sembra di sognare…
Come annuncia la campagna abbonamenti, la nuova stagione si presenta sotto i migliori auspici: Il nuovo Livorno sarà così: “Giovane, ambizioso, attaccato alla maglia”. Qualcosa suona subito stonato; il “nuovo Livorno” attuale per il momento schiera almeno sei undicesimi dell’anno scorso (che fino a 5 giornate dalla fine è bene ricordarlo era a rischio LegaPro1) più Paulinho adorato a livello di rendimento solo dall’allenatore Novellino, anche lui dell’anno scorso.
Anche sull’attacamento alla maglia si possono inserire varie chiavi di lettura; ogni giocatore sotto contratto, nel calcio moderno, si attacca alla maglia come un deputato alla poltrona e vista la crisi non può essere che così. Crediamo davvero che Perticone e deLucia insisterebbero tanto per restare se fossero richiesti da squadre migliori con ingaggi più lauti? Qualcuno di noi sarebbe disposto a fare la vita di Cellerino e Volpe, giustamente fischiati anche solo per mettere il sedere sulla panchina del Livorno Calcio? L’attaccamento alla maglia (e vale anche per il mister) è appena andato alla Juve Stabia e prima di dichiararlo bisogna dimostrarlo in campo per 42 giornate di seguito. L’anno prossimo poi ne riparliamo.
Fatta questa doverosa premessa vorrei far notare ai tifosi amaranto che intendono andare allo stadio che per quanto riguarda la società il sabato (o la domenica) non andrete a vedere il Livorno, bensì gli avversari visto che i prezzi dei biglietti cambiano a seconda della fascia. Vuoi vedere la Sampdoria in gradinata? Paghi 23 euro. Vuoi vedere la Nocerina dallo stesso seggiolino? Ne paghi 18! Viene allora da chiedersi il perché di una campagna che richiama alle caratteristiche degli amaranto se l’importo dei prezzi sale o scende in base all’avversario. Viene anche da chiedersi perché quando i prezzi vengono rialzati sul sito ufficiale si glissa, mentre quando vengono “notevolmente ribassati” come quest’anno viene detto prima ancora di presentare il listino. Probabilmente i prezzi vanno di pari passo con la passione e se subiscono un ribasso (purtroppo) non è perché l’anno scorso deLucia scivolò col Crotone, perché Mazzoni andò a farfalle col Padova, perché Salviato lo saltavano tutti (anche mia figlia), perché Lambrughi all'Euganeo ha causato un rigore assurdo, perché Schiattarella si accordava con Micolucci per fare gol, perché Luci e Pieri se la ridevano insieme al 90’ di Livorno – Grosseto, perché Novellino ci ha mandati tutti a cagare, perché Cellerino ha ancora la patente per giocare a calcio, non è per questo che i prezzi sono stati ribassati. Altrimenti agli abbonati dell’anno scorso, invece del biglietto gratis per una partita di ferragosto contro Siracusa o Teramo avrebbero consegnato un doveroso biglietto di scuse. Infine NON è obbligatorio aderire alla Triglia Card per abbonarsi, secondo il ministro dell’interno è sufficiente una sola tessera per seguire tutte le squadre, quindi anche se avete la tessera del tifoso dell’Udinese, del Novara o del Napoli, cosa aspettate? Abbonatevi a questa società giovane, ambiziosa e attaccata alla maglia.

Igor dalFiume

domenica 24 aprile 2011

Bandiera della pace vietata e lui va via dallo stadio









senza firma da IL TIRRENO del giorno di Pasqua
(...) non gli hanno consentito di far entrare la bandiera della pace, benché priva di asta, allo stadio di Empoli. E lui, tifoso del Livorno che si era portato il vessillo nella gara in trasferta per il campionato di B l’altro ieri sera, ha deciso di non assistere alla gara ed è tornato a casa: «Sono mortificato. Avrei preferito entrare e veder perdere il Livorno 4-0 che non vedere la partita per questo motivo. La bandiera della pace sventola su decine di municipi, non è un simbolo politico nè di odio razziale, non capisco perchè non può entrare in uno stadio come faccio sempre a Livorno, ma anche come ho fatto a Reggio Calabria. Quando mi sono voltato e me ne sono andato i poliziotti che mi avevano fermato erano sorpresi e mi hanno chiesto: “Se ne va davvero?”.

Già, la gente si sorprende per dei gesti normali. La cosa che più addolora della vicenda è il grado di ottusità che ha ormai raggiunto l'ignoranza che aleggia sull'ambiente calcistico. I poliziotti sono talmente abituati a veder applicate le loro imposizioni, che quando un uomo pacifico prima li guarda in faccia, quindi volta le spalle a loro e al mondo che credono di proteggere rimangono sorpresi. Lo stesso si dica per una società calcistica che come minimo (ma davvero come minimo in un paese civile) dovrebbe inviare un telegramma di scuse o quantomeno di vergogna per i regolamenti cervellotici della lega a cui è affiliata, ma l'Associazione Calcio Livorno, è bene ricordarlo, non ha preso posizione neanche quando Novellino ha mandato a cagare tutti i paganti.
Un momento di inciviltà soffocante che come sempre passerà al dimenticatoio bollato come equivoco o eccesso di zelo nell'applicazione dei regolamenti, ma ciò che a mio avviso deve far più riflettere è la sorpresa dei poliziotti e la cronica indifferenza della società che avrà si i conti in pari ogni anno, ma in casi come questo deve un rimborso (quantomeno morale) a chi ha buttato via un venerdì per farsi umiliare quando, nel migliore dei casi, avrebbe visto il Livorno NON fare un gol per l'ennesima volta.

Igor dalFiume

giovedì 24 marzo 2011

Eccoci qua

di Daniele Torri (www.alelivorno.it)

Eccoci qua. Una tifoseria tra le più debilitate d’Italia (anche una delle più coerenti nel voltare le spalle al calcio moderno) rischia la spaccatura a causa delle parole di uno sconsiderato a cui la presidenza ha affidato la panchina. Perdonare Novellino perché si è scusato o mantenergli l’ostruzionismo perché non esiste esser mandati “a cagare” da chi, alla fine della fiera, ha un contratto basato sul tagliando per accedere agli spalti?
Una terza soluzione in un mondo civile ci sarebbe e personalmente credo che farebbe anche più male, all’allenatore come al calcio in generale, ma le utopie è risaputo che spesso restano tali. Ciò premesso, visto che prima della mia passione per il calcio (e non solo di quella) per quanto mi riguarda verrà sempre l’educazione considero che la giusta sanzione per quel signore che manda in campo la squadra sia la costrizione a fare il suo lavoro, senza distrazioni di sorta: se basta ascoltare una frase legittima dell’allenatore avversario per perdere le staffe e il controllo della lingua, sarà meglio che Novellino si concentri solo su ciò per cui è retribuito ovvero fare l’allenatore.
Non è lui che è convinto di raggiungere i play-off? Bene da domani lo faccia parlando al campo di allenamento e urlando dalla panchina, ma davanti ai microfoni e ai block notes dei cronisti si limiti a un sorriso oppure uno sguardo incavolato se pareggia su rigore dopo il novantesimo, perché il suo lavoro è allenare una squadra, il suo obiettivo minimo chiudere il campionato facendola giocare (non pretendiamo bene, siamo livornesi).

Chiedo troppo?
Saluti dagli spalti

domenica 20 marzo 2011

Novellino ci manda a cagare

Alessandro Bernini da IL TIRRENO del 20 marzo 2011

Novellino fa i complimenti alla squadra: «Loro hanno fatto il massimo, posso solo fare un elogio a tutti i ragazzi». E allora? «So che queste parole mi porteranno delle critiche, ma io mi aspettavo più calore intorno a questa squadra. Siamo in corsa per qualcosa d’importante, io ci credo e lotterò fino all’ultimo istante per provarci, ma mi piacerebbe che anche la gente ci credesse. Sapevo di venire in una piazza in grande difficoltà, però in partite come queste c’è bisogno di calore». Il collega di una radio fa notare che dagli spalti hanno rumoreggiato per i mancati cambi. «Gli spalti vadano a cagare».
Si torna alla partita:

(l'articolo andrebbe avanti ma noi, staff di AMARANTO SFL composto da gente che siede sugli spalti pagando un biglietto, invece che su una panca da stipendiati, ritieniamo che l'avventura di Novellino a Livorno possa considerarsi chiusa. Sicuramente arriveranno le scuse; non bastano... ci scusiamo coi nostri lettori)

martedì 1 febbraio 2011

La separazione di Perticone e deLucia

di Igor dalFiume

C'è una sequenza di un noto film americano in cui due cowboys vengono sorpresi dal loro datore di lavoro nell'atto di divertirsi in atteggiamento particolarmente intimo per quanto il padrone si aspetterebbe da due bovari. L'occhio del capo, spesso, non sa andare oltre il suo pensiero. Per questo i due protagonisti di quel film l'anno successivo non verranno riconfermati nonostante, tra alti e bassi, abbiano svolto correttamente il loro lavoro.
A me viene in mente Spinelli, grande padrone di squadrette di calcio per carità, ma allo stesso tempo personaggio conservatore sia per idèe calcistiche sia per incapacità di prendere posizione una volta nella vita a fianco dei tifosi al cospetto dell'opinione pubblica. Mi viene in mente perché nel suo modo di gestire l'azienda Livorno ha sempre osteggiato rapporti che non si fermano alle clausole contrattuali; l'abbiamo visto togliere Piccini e Corni a Jaconi, si è ripetuto allontanando Grauso, Doga e chissà chi altro da Lucarelli, il 31 gennaio del 2011 è arrivato il turno di deLucia e Perticone.
Che all'impermeabile giallo che ci mette i soldi, fosse inviso il portiere lo si è scoperto l'anno scorso, quando per fare un favore a chissà chi gli comprò un sostituto mentre i problemi della squadra erano in altre zone, eppure la sera della finale col Brescia (sei mesi prima) aveva detto riferendosi alla prestazione di Mazzoni dell'andata: "Stasera, giochiamo con il nostro grande portiere e vedrete che...". Cosa sia successo non si sa e onestamente parlando non sono neanche affari nostri (oddìo...), ma commentando i fatti, in questa stagione si è visto un Fofò che prima ha fatto l'impossibile per restare a Livorno e pur giocando mai sereno ha riconquistato e difeso il ruolo di titolare fino a Natale. Poi l'apertura del mercato, il portere non vuol saperne di andarsene e il mese da incubo di Romano Perticone (ruzzolone di Modena, nervosismo con l'AlbinoLeffe, lacrime al 90' col Padova, espulsione di Siena) con il miglior difensore amaranto, garanzia da stopper come da terzino che in un batter di ciglia supera Miglionico e Knezevic nella lista dei partenti e guarda un po', se lo prende la Sampdoria di Garrone che sta a Spinelli come Gastone Moschìn stava a Tognazzi in Amici Miei.
Caro Aldo Spinelli, non so quanto fastidio potesse causarle l'amicizia tra deLucia e Perticone. So quanto ne causavano loro agli attaccanti avversari finché hanno giocato serenamente, so che mi mancherà Perticone all'Ardenza e so che nel calcio la coesione del gruppo è un elemento da tenere in considerazione. Ma io non ho soldi da investire, come avete voi gentaglia in lega che continuate a calpestare i resti di un gioco che non diverte più. Dia un'occhiata agli spalti e la smetta di lamentarsi sempre.

mercoledì 6 ottobre 2010

La lega ci autorizza...

Comunicato dal sito ufficiale del Livorno:
"La Lega Nazionale Professionisti ha autorizzato l'A.S. Livorno Calcio affinchè venga osservato un minuto di raccoglimento in anteprima della gara Livorno-Cittadella del 10/10/2010 in memoria di Carlo Vivaldi ex collaboratore addetto agli arbitri della Società amaranto."

Fortunatamente ho l'autonomia giusta (non sono l'unico) almeno per osservare minuti di raccoglimento quando e come voglio, quindi il ricordo a Carlino, che da sempre appare, pur casualmente, nei nostri uffici mentre osserva tra il soddisfatto e l'affettuoso un abbraccio tra Protti e Jaconi; il ricordo a Carlo Vivaldi dicevamo, glielo abbiamo già inviato (e capiterà ancora) senza bisogno di alcuna autorizzazione.
Il bello (anzi, lo schifo) del calcio politicizzato attuale è che ti portano in casa un minuto di silenzio per uno che di tremila fra paganti, abbonati, telecronisti, raccomandati e 'telecronisti raccomandati' personalmente non lo conosceva nessuno, poi quando viene a mancare una persona come "ir Vivardi" che ha passato più tempo all'Ardenza che a casa con la moglie, devi chiedere il permesso...
Ti ringraziamo per la clemenza cara Lega Professionisti, ma noi che ancora abbiamo una testa collegata a un cuore il nostro minuto per Carlo (come per Franco Chiarello a cui non lo concedesti) glielo abbiamo già tributato. E senza chiederlo.
Poi si lamentano perché si fischia...

martedì 31 agosto 2010

il Fair Play che a noi manca

di Igor dalFiume

Forse, mai come in questi giorni il Livorno Calcio potrebbe offrire al mondo un esempio di Fair Play, non però quello da vetrina come far restituire un gol con atteggiamenti al limite del tragicomico.
Premettendo che vado contro ad interessi economici, quindi parlo un po' di fantascienza, ritengo che gesto di Fair Play sarebbe l'intimazione da parte di Spinelli verso Pillon di "non far giocare Surraco per almeno un mese".

Il problema è che gli addetti all'informazione sono i primi a minimizzare un pericoloso tamponamento causato alla fine di una nottata da ubriaco trasformandolo in un "incidente in cui è rimasto coinvolto alle prime ore della mattina". La verità dei fatti è che Surraco, dopo un sabato in cui ha ripetutamente ubriacato il diretto avversario con finte, allunghi e dribbling, ha dimostrato di non essere altrettanto scaltro nei confronti di un paracarro e neppure (e qui sta il lato grave) di un'altra vettura.
Leggendo i resoconto del giorno dopo (pubblicato anche nel nostro archivio news) quel genio d'un calciatore, sicuramente spinto dalla dirigenza, rilascia un comunicato ufficiale dove si affretta a dire che Perticone e Cellerino questa volta ne sono fuori, quindi chiede scusa pubblicamente alla società. Il problema sta proprio qui invece...

Il giocatore moderno NON è abbastanza intelligente da rendersi conto che se sussistono scuse da rendere, forse sarebbero più auspicabili nei confronti di chi viaggia in autostrada e non si aspetta di venir tamponato da un Range Rover fuori controllo. Le scuse non andrebbero emesse da Surraco, bensì dalla società a cui il numero 3 chiede scusa e la giusta sanzione dovrebbe andrare oltre la multa, che già spiccheranno i vigili urbani, con l'aggravante che un'eventuale gesto recidivo porti alla risoluzione del contratto.
Dimenticare che a Bergamo è stato il migliore in campo e ha segnato un gol, ignorare la possibilità di monetizzare in società con l'Udinese su queste due gambe ancor prive di un cervello e relegarlo in tribuna per un mese a riflettere sul fatto (extra-calcistico) che avrebbe potuto ammazzare qualcuno. Questo sarebbe Fair Play, ma il Fair Play nel calcio non esiste.

venerdì 23 luglio 2010

Amoroso e il tifo moderno


Prendendo per buono quel che scrivono i giornali e fino a mancanza di smentite è giusto farlo, un articolo de Il Tirreno datato 20 luglio 2010 attribuisce dei virgolettati piuttosto impegnativi a Christian Amoroso. Frasi che riportiamo:
"Ho saputo dal mio procuratore che il Livorno è interessato e aspetto che la trattativa vada a buon fine. Per conto mio non metto alcun ostacolo. Si tratta soltanto di parlare dell'ingaggio in quanto sono libero."
"Il mister mi conosce, sono un centrocampista di regia..."
"Sarebbe ottimale se ci fosse un accordo perché potrei svolgere la preparazione"
"Penso che se c'è la volontà da parte del Livorno un accordo si possa trovare"

Alla luce di queste, attualmente NON smentite, dichiarazioni pare strano quanto si legge due giorni dopo, ovvero che Amoroso all'ultimo momento, secondo una frase di Spinelli riportata su La Nazione «non se la sente più di venire a Livorno per le sue origini».
Viene da chiedersi perché due giorni fa il centrocampista non conoscesse i rapporti fra Livorno e Pisa, ma per non fare la figura degli ingenui, viene anche da pensare che con tutta probabilità l'idea di restare disoccupato da parte del giocatore sia maturata per cause esterne alla sua volontà effettiva. Perché Amoroso ha una compagna con prole annessa e se il primo pensiero di un uomo 'normale' è nutrire i familiari, non si può certo trascurare di farlo in posti a rischio incolumità.
Negli anni sessanta poteva capitare di trovare un figurino Panini con Balestri e Ribechini, due pisani, in maglia amaranto. Così come poteva capitare che lo stesso Ribechini, dopo aver deciso un derby nel 1963-64, rubasse il pallone a fine partita per ostentarlo in faccia ai concittadini portandolo in macchina come un trofeo.
Per non dirla da una sola campana, ricordo Mungai, il quale dopo esser stato idolo dei tifosi amaranto ed essersi visto vanificare una doppietta nel giorno dell'Arena allagata con rissa in campo, passò in nerazzurro per innamorarsi di una città che avrebbe anche dato i natali a sua figlia.
Oggi i tempi sono cambiati, ma la cosa che più fa ridere amaro è che con tutta probabilità chi annulla il campanilismo riducendolo a misero odio, come ormai succede un po' ovunque, sono gli stessi che gridano "No al calcio moderno" non rendendosi conto di esserci ormai dentro fino al collo.

lunedì 19 luglio 2010

Il Fair-Play è un'altra cosa

"Fair Play è una regola non scritta, ma dettata da un codice d' onore presente nel gioco del calcio e in molti altri sport (anche in quelli in cui è assente il contatto fisico, come nella pallavolo). La parola Fair Play (gioco corretto) si può tradurre infatti con lealtà." da Wikipedia

di Igor dalFiume

Da quando è arrivato a Livorno, quante volte Pillon se lo è già sentito dire (o scrivere) che lui è l'allenatore del Fair Play, quello che in un Ascoli - Reggina ha ordinato a una squadra di farsi fare gol, perché precedentemente erano passati in vantaggio in modo, per così dire, discutibile. L'argomento è poi tornato in auge con l'arrivo di Biagio Pagano di cui si racconta sempre che ha segnato 11 gol, ma nessuno che sottolinei che uno di questi, quello appunto della compensazione, lo ha segnato contro una squadra ferma.
Io, ignorante, non ero bene a conoscenza di questa vicenda. Devo però dire che, dopo che sono andato ad informarmi, non credo di essere stato l'unico...
A questo link, potete assistere, se non vi addormentate, ad un tentativo di analisi dell'accaduto da parte del cast di un varietà televisivo con Alberto Brandi e Giampiero Mughini, i quali fanno retorica spicciola (a dire il vero anche fastidiosa) intorno a un evento di cui, alla luce dei fatti risulta che:

1 - il gol che scatena il putiferio è totalmente legittimo, perché è da deficienti pensare di fermare il gioco per un risentimento muscolare
2 - è palese che il giocatore poi sostituito (quello del risentimento) sarebbe uscito comunque per amplificare la risonanza del fatto, visto che dopo il gol subito riesce comunque a correre per partecipare alla rissa
3 - la decisione di consentire il pareggio alla Reggina non viene da Pillon, bensì da un buon numero dei suoi giocatori, i quali come membri del calcio moderno considerano normale che il gioco andasse interrotto per uno strappetto e inoltre si sentono addosso gli occhi di tutta Italia

Detto questo, sia chiaro in primis che i premi alla correttezza sono stati inventati apposta per essere attribuiti, così a qualcuno vanno dati, quindi ne devono trattare le trasmissioni demenziali (se guardate un attimo gli spettatori, vedrete che applaudono sempre guardando verso l'alto per controllare se vengono inquadrati).
Sia chiaro inoltre che chi chiama Pillon "mister Fair Play", non rende il vero all'attuale allenatore amaranto, che sollecitato sull'argomento, a mente fredda riconosce di avere dei dubbi sull'eventuale ripetizione di quel gesto, dovuto solo alle pressioni e all'urgenza del momento.
Si cerchi di capire infine, che il vero gesto di Fair Play, in una situazione come questa l'avrebbe compiuto il giocatore zoppo (non ricordo il nome, ma non mi sembra sia Cruyff...) andando verso la panchina a farsi massaggiare e lasciando provvisoriamente la sua squadra in dieci (capirai...). Una volta si diceva che il calcio non è uno sport per signorine, adesso si fatica a distinguere la Canalis da un difensore centrale e non intendo esteticamente.

lunedì 28 giugno 2010

Tre libri al prezzo di chissà cosa...

di Igor dal Fiume



Una casa editrice di nome Erasmo, ha messo in giro da un po' di tempo alcune pubblicazioni che, a mio avviso, meritano di essere approfondite.
Entrando alla Gaia Scienza, le copertine che riportiamo sono tutte ben visibili subito a destra tra i libri riferiti alla città di Livorno e ne hanno ben donde trattandosi di pubblicazioni riferite ad Armando Picchi e agli sportivi livornesi che sono passati per certi versi alla storia.
Cos'è che fa pensare, è un terzo libro che dovrebbe (e dico dovrebbe perché l'argomento mi fa senso, quindi l'ho solo sfogliato in qua e in la) raccontare di come l'ex arbitro Paolo Bergamo non sia poi quel personaggio sporco, succube e truffaldino che Calciopoli avrebbe impropriamente fatto emergere.
Mi sono permesso di analizzare superficialmente gli altri due libri, scoprendo che uno (Armando Picchi - Uomo e campione di Valberto Miliani) non è una novità assoluta, ne posseggo infatti una copia da tempo, che venne pubblicata durante un'edizione (luglio 1989) del Memorial Picchi organizzata proprio da Paolo Bergamo e stampata da Benvenuti & Cavaciocchi. Un bel libro che presto finirà tra le nostre recensioni, dove non manca una foto che mette insieme (oddìo insieme, sono nella stessa squadra schierati...) il capitano della Grande Inter e appunto Bergamo con la didascalia che dice: "Bergamo (ben consigliato da Picchi ai primi passi come arbitro)". Ma perché, Picchi era un arbitro? Il signor Milani per la cronaca è stato per anni capo ufficio stampa del F.C.Internazionale, direttore per 11 anni del mensile Inter Football e direttore del Centro Coordinamento Inter Club. Il secondo tomo (Livornesi brava gente) è una fatica di Gino Bacci, inviato amaranto negli anni sessanta che poi si traferì (credo) a Milano e diventò esperto di serie A frequentando anche, con estrema competenza, salotti televisivi di chiacchere pallonare.
L'argomento è molto interessante, ma costando 15 euro mi riservo la recensione a quando potrò recuperarlo usato, mi viene però da chiedermi: come mai, il signor Miliani (già autore a quattro mani con Gino Bacci di "Altobelli goal" e "Zenga n.1"), il signor Bacci stesso e il signor Bergamo se ne escono contemporaneamente con tre libri di argomento affine nello stesso periodo? Editorialmente sembrerebbe un autogol, chissà se il fine informativo dell'editore Erasmo sia veramente il primo obiettivo o se i tre "pezzi da novanta" sono stati fatti uscire, proprio in questo periodo in cui si vociferava di trattative, per altre cause che noi semplici cronisti non arriviamo a cogliere.