lunedì 23 marzo 2015

1915-2015 La grande storia Amaranto

di Alessandro Guerrieri

La casa editrice Quadrifoglio affida l'Enciclopedia amaranto (2005) dell'enciclopedico Paolo Chiarello al nuovo autore chiedendogli di integrarla. La scelta è indovinata, perché Alessandro Guerrieri ne sa di pallone e ne sa di pallone a Livorno. Oltre ai dieci anni in più di tabellini (2015), si aggiungono interessanti campionati antecedenti il Girone Unico e si riducono al minimo indispensabile quei racconti che gioco-forza devono vertere spesso su aggettivi quali mitico, glorioso, clamoroso che fanno parte della storia di ogni squadra di calcio. Come fa l'autore, anche noi preferiamo dare la precedenza alle immagini e siamo felici che anche a lui piaccia il richiamo alle figurine sparpagliate in qua e in la. Un excursus molto appassionato di una firma molto amaranto.
L'acquisto del libro regala la possibilità di navigare gratuitamente per un anno sul sito football.it

ed Editrice IL QUADRIFOGLIO (22x17) pagg.522

giovedì 12 marzo 2015

LIVORNOCENTO: libro imprescindibile per chi ama l'amaranto

di Igor dalFiume (e tutta la redazione)

Sfoglia la copia omaggio del libro 'LIVORNOCENTO - Un secolo di passione amaranto' che la società gli ha inviato per ringraziarlo e si apre: "Quando è cominciata l'avventura, obiettivo del Museo Amaranto era proprio questo. Raccontare gratis al mondo, la storia della nostra squadra. Scoprire di essere stati anche una fonte così importante per l'impostazione del libro che ne celebra il centenario mi commuove".
Daniele Torri da un po' di tempo ci ha lasciato l'onere e soprattutto l'onore, di portare avanti questo blog, ma riesce ancora ad emozionarsi davanti ai consensi che il suo gioiello raccoglie giorno per giorno: "Abbiamo ispirato gente che per fare questo mestiere viene pagata, figure importantissime per la nostra storia centenaria; è proprio vero, come scritto alla pagina del Presidente, che egli ha sempre saputo circondarsi di collaboratori fidati. Di loro, personalmente, conosco solo Nacarlo con cui ho portato avanti per un po' rapporti telefonici basati sulla reciproca stima e la totale collaborazione. Lo ringrazio ancora oggi di non aver mai provato a metterci i bastoni tra le ruote quando ad altri, magari per invidia, davamo un po' fastidio".
A questo punto Daniele comincia a girare le pagine e attraverso gli occhi lucidi, per lui come per noi, scorre quelle pagine raccontate prima dal nostro blog e adesso anche dal libro 'LIVORNOCENTO - Un secolo di passione amaranto', la parola di nuovo a lui: "Guardate! Le foto del 1927 che ci mandò quel blogger di Bologna; anche le frasi somigliano le nostre. Romanini espulso contro l'Empoli nel 1980, la punizione di Lucarelli a Firenze la scansionammo dal Guerin Sportivo, Tavano e Tristan dal Corriere. La foto dell'anno in Eccellenza che ci mandò Francesconi, il gol di Tormen con il Latina viene dalla pagina Facebook di Antonio, Tomas di tacco a Empoli è proprio la foto che fece dalla tribuna il fotografo di aléLivorno.it, c'è anche un fermo-immagine del nostro filmato di Livorno - Viareggio su youtube. Sono contento che hanno fatto giustizia a Graziano Piccinno: pensate che sul libro dei 90 anni, mancava la sua foto e lo chiamavano Mario... Chissà perché con tanti archivi a disposizione hanno scelto di usarci tanto... "
Be' caro Daniele, una risposta potremo averla noi che da te il blog lo abbiamo ereditato: il Museo Amaranto è un vulcano di passione e gli autori del libro hanno fatto benissimo a citarlo tra le fonti. In realtà non abbiamo controllato, ma sicuramente un ringraziamento al Museo ci sarà... E noi, modesti curatori, ladri di immagini che raccontano storie, ringraziamo a nostra volta Nacarlo, Discalzi e Fontanelli per aver reso immortale la nostra passione e per la loro correttezza.

giovedì 4 settembre 2014

Livorno Amarcord 2005: Danilevicius decisivo a Brescia

Cristiano Lucarelli in quel campionato sarebbe diventato capo-cannoniere, ma in quella domenica affacciata sulla primavera, mister Donadoni lo mandò per un turno in panchina. Nell'attacco amaranto, con Igor Protti alle spalle, fu schierato Tomas Danilevičius e il lituano a sorpresa fu decisivo. Un primo tempo brutto si chiuse con le rondinelle in vantaggio per un rigore di Caracciolo che Amelia rischiò di parare e altre due occasioni mancate da Sculli e dallo stesso Caracciolo.
All'intervallo Donadoni non cambiò una virgola e alla distanza la squadra, grazie anche a un Brescia poco concreto, gli dette ragione. Dopo 5' da un lancio di Balleri, Danilevičius fece sponda per l'inserimento di Doga che indovinò il tunnel tra le gambe di Castellazzi. Poi una punizione di Ruotolo ben neutralizzata dal portiere e ancora un'incornata del lituano fuori di poco. Intorno al 25' Ayroldi, arbitro di Molfetta decise la partita accordando un rigore agli amaranto; in realtà il tiro di Danilevičius a porta sguarnita era stato respinto da DiBiagio col petto, ma il gesto fu talmente concitato che nessuno (tranne la moviola) se ne accorse. Di Biagio, per proteste venne anche espulso e Protti con un destro teso e potente trasformò il penalty. Quando a un quarto d'ora dalla fine Corrado Colombo smise la tuta, Danilevičius si diresse automaticamente verso la panca, ma Donadoni lo fermò. In sua vece sostituì Protti e quando Tomas, presentatosi davanti a Castellazzi firmò il gol del 1-3 il mister si voltò sorridendo sornione a chi ancora era seduto. Partita finita? Neanche per sogno. All'89' un nuovo rigore permise a Caracciolo di ridurre le distanze in tap in, nonostante Amelia avesse respinto il primo tiro, così al 90', per perdere tempo, esordì in serie A di Mario Lička subentrando a Vigiani.

di Beppe Jani, per Amaranto SFL agosto 2014

martedì 26 agosto 2014

Livorno Amarcord 1998: Desideri strizza l'occhio e Nardini stende il Carpi

Paolo Stringara ricordava bene la partita di andata. Il Livorno a Carpi era stato devastante e sull'1-5 finale aveva staccato le ruote da terra in quello che ancora oggi è il miglior decollo mai avvenuto in un campionato di serie C: 9 partite 27 punti.
Beppe Geraldi escluso a sorpresa
In quel 1 febbraio del 1998 a Livorno la gente soffriva, gli amaranto erano in calo e la settimana prima lo scoppio di uno scandalo fece pensare a tanti che qualcuno stesse tramando per arrestare la cavalcata dello squadrone appena arrivato dalla C2 e subito impostosi a dettare legge nella corsa alla serie B.
Stringara scelse la via più difficile e mettendosi un po' sottogamba l'avversario strapazzato a domicilio, rivoluzionò la squadra: Fuori Geraldi e dentro Marcato che rientrava da un infortunio, fuori Cordone e dentro DeVincenzo in mediana, fuori Scalzo e dentro Ramacciotti in attacco. E non era tutto; in cabina di organizzazione, accanto a Nardini vennero inseriti un bimbo, Charly Ferretti e un giocatore appena arrivato dalla serie A, Ciccio Desideri, che non vedeva il campo quasi da un anno. Il Carpi, allenato da DeVecchi e in lotta per salvarsi, si presentò abbottonatissimo con una sola punta Bernardi e un argentino, Ricchiuti, a fare da spola tra lui e il resto della squadra. L'inizio fu incoraggiante, sprazzi di bel gioco, poi Bonaldi, al 21' superò il portiere ma non il palo e su quel legno, come un tarlo, gli emiliani presero fiducia e nei livornesi crebbe la paura.
Nardini e Bonaldi, diversamente protagonisti
Finito il primo tempo, Stringara modificò qualcosa; Scalzo e Cordone ritrovarono il loro posto e la squadra tornò all'arrembaggio, ma bastarono pochi minuti a gelare di nuovo il sangue ai 13.000 dell'Ardenza. Bonaldi reagì alla provocazione di Cupi andandogli a ringhiare sul viso e il difensore, cha altro non aspettavava e stramazzò al suolo: cartellino rosso per il Capitano. DeVecchi, senza fare una piega, tolse anche Ricchiuti rinforzando ulteriormente il reparto arretrato e l'area carpigiana diventò una bolgia. Cross, respinte, tiri, respinte, lanci, respinte. Il portiere DiMagno sembrava avere mani ovunque e negli ultimi dieci minuti strozzò l'urlo in gola a Scalzo, a Scichilone (subentrato a Ferretti) e a Nardini. Proprio Nardini al 94' si stava avvicinando a Desideri intento a calciare una punizione, quando Ciccio alzò lo sguardo e gli strizzò l'occhio; fu la mossa decisiva perché né i tre uomini di barriera, né gli altri sette assembrati tra la linea di porta e il dischetto si accorsero del gesto. Desideri partì come per tirare, poi rallentò la corsa simulando il cross e invece eseguì la torsione per porgere la palla indietro. La partita è finita e tu la passi indietro? Si! Perché Sui venti metri Nardini si aspettava quella palla e dalla distanza sparò un destro di collo che entrò, imparabile, nel sette.
Visto dalla curva Sud, tra la gioia per quel pallone che entrò e la meraviglia audiovisiva della Nord che esplose, quel gol è ancora uno stato di agitazione della memoria inesprimibile a parole.

di Beppe Jani, per Amaranto SFL agosto 2014

venerdì 22 agosto 2014

Fulvio Varljen: cinque anni in amaranto

Varljen col figlio nel giorno della promozione
Quattro campionati di C culminati con la promozione del 1963-64 e l'anno successivo in B quasi sempre da protagonista. Intorno alle 150 partite in amaranto e quattro gol sono i numeri di Fulvio Varljen che del Livorno fu difensore e capitano.
"Chiesi di essere ceduto al Livorno, tra le richieste che avevo, perché a Torino con i granata avevo giocato con Romano Taccola che me ne parlava benissimo. L'amaranto e il Livorno fanno parte di me. Oltre alle soddisfazioni sportive, in quel periodo, in quella città nacque il mio primogenito Gianfranco. Arrivai nel 1960-61 con Pellis ed eravamo un bel complesso, ma i dirigenti non dettero troppa fiducia a Silvestri che venne cacciato all'ottava giornata. Al suo posto, traghettati da Ugo Conti per una settimana, ci ritrovammo Campatelli che era stato un buon giocatore nell'Inter e ci faceva pesare il fatto di essere in C con noi. In quella squadra giocai con Pisetta con cui spesso ci siamo rivisti sulle tribune del nord a veder giocare il Livorno. Con Gimelli e Mazzucchi invece eravamo vicini di casa davanti ai Bagni Pancaldi. Andavamo insieme agli allenamenti.
Nel 1962-63 arrivò Mazzetti e sfiorammo la promozione che raggiungemmo la stagione successiva. Pian piano vidi arrivare Caleffi, Balestri, Azzali, Virgili e altri. Vincemmo il campionato davanti a un ottimo Forlì e in difesa subimmo soltanto 18 gol. Il tifo dell'Ardenza inarrivabile. Non avrei certo pensato che dopo quattro anni a quel livello, in serie B avrei trovato le difficoltà che mi portarono a lasciare Livorno.
Varljen capitano accanto a Pecos Bill Virgili
Purtroppo ebbi uno scontro con la dirigenza per dei soldi pattuiti fuori-contratto che non mi arrivarono mai. Nel girone di andata ero fuori rosa e mi allenavo a Montenero con i tifosi che venivano a rincuorarmi. Anche Mazzetti mi voltò le spalle contando di rimpiazzarmi con Cairoli. Io mi impuntai al punto che, quando Ivo Andrei si offrì di darmeli di tasca sua, io rifiutai perché l'accordo era con la società e non con lui. A gennaio mi arresi e Bonsanti (traghettatore tra Mazzetti cacciato e Parola neo-assunto ndr) mi riportò in squadra. Ci salvammo all'ultima giornata. Parola però non mi piaceva; dopo un'amichevole contro la Russia di Yaschin e Cyslenko mi disse cadendo dalle nuvole che non sapeva giocassi così bene. Mi allenava e non sapeva... Comunque glielo feci ripetere l'anno dopo quando passai al Trani e sul tabellino dei gol di Trani - Livorno, accanto alla scritta 1-0 c'era il mio nome."

Vinicio Saltini da IL TIRRENO del 3 Novembre 2007

Paolo Franzoni: quattro partite e un derby disastroso

Franzoni ultimo accosciato a destra in una delle apparizioni amaranto

Solo quattro presenze in amaranto, colpa di un derby infausto che ne pregiudicò la stagione.
"Per ogni calciatore livornese della mia epoca - racconta Paolo Franzoni che avrebbe vinto uno storico scudetto con la Lazio nel 1974 - la cosa più importante sarebbe stato indossare la maglia amaranto; per me non andò benissimo... Arrivavo in prestito da Torino, allenatore Remondini, ed ero già carico a Valdagno in ritiro pre-campionato. Avevo esordito a Modena alla settima giornata ed ero tornato in campo col Catanzaro in casa la settimana dopo; due pareggi. Potete immaginare come mi sentìi quando alla vigilia della tredicesima all'Arena Garibaldi il "Remo" mi disse che toccava a me; dovevo essere pronto a spaccare tutto (ah... se avrei voluto!), invece dopo il vantaggio pisano segnato da Joan, con ancora il rospo dell'emozione in gola, mi capitò una palla facile da buttar dentro. E la sbagliai... Si perse 3-0, mi crollò il mondo addosso e alla fine, nonostante i compagni mi abbiano rincuorato, subìi il contraccolpo. Remondini mi spedì dall'altra parte (squadra riserve deMartino ndr) con Bonsanti e la formazione titolare la rividi solo all'ultima giornata col 3-0 sul Catania che rimane la mia unica vittoria in amaranto."

Vinicio Saltini da IL TIRRENO del 15 Marzo 2008